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GiulioM
Community Starter
26/09/22-09:16 (modificato)

Stai arredando la cucina e il poco spazio a disposizione ti sembra un ostacolo insormontabile all’abitabilità della stanza? Una metratura ridotta può fare la differenza in termini di organizzazione degli spazi e collocamento degli arredi e dei complementi. Adottando gli accorgimenti giusti, però, la buona riuscita del progetto è assicurata! Per tua fortuna, infatti, l’industria del mobile ha recepito le esigenze di chi deve fare i conti con spazi piuttosto ristretti, proponendo una vasta gamma di soluzioni, tra cui spiccano le mini cucine. Scopriamo cos’è una mini cucina e quali sono i fattori da valutare per donare praticità e comodità a questa stanza della casa, senza rinunciare all’estetica.

Mini cucina: perché sì

Quando si parla di “mini cucina”, si fa riferimento ad una soluzione d’arredamento perfetta per piccoli appartamenti, come monolocali e bilocali, nonché per piccoli uffici e spazi polifunzionali. Una mini cucina è l’ideale all’interno di questi contesti perché permette di sfruttare al meglio lo spazio a disposizione, senza rinunciare alle funzionalità tipiche di una cucina tradizionale di dimensioni standard.
Se, nella tua cucina, gli spazi piccoli rendono difficili movimenti fluidi e ampi, una mini cucina è la soluzione più indicata perché assicura due grandi vantaggi: occupa davvero poco spazio e ti permette di avere sempre tutto a portata di mano. Molto spesso, infatti, le mini cucine sono dotate di ante e mensole: puoi utilizzarle come dispensa, senza essere costretto a grandi spostamenti durante la preparazione dei pasti.

Dimensioni e tipologie di mini cucine

Ti starai sicuramente chiedendo quali sono le dimensioni di una mini cucina per capire se una simile soluzione possa effettivamente adattarsi allo spazio che hai a disposizione. La risposta è dipende. La grandezza delle mini cucine, infatti, varia in base al numero di elettrodomestici ed elementi della struttura. Se lo desideri, però, ne puoi far realizzare una su misura. Generalmente, se si considerano i modelli standard, le mini cucine hanno una lunghezza di circa 90-100 cm e una profondità che si aggira intorno ai 40-50 cm.
In commercio esistono tre principali tipologie di mini cucine: le mini cucine monoblocco, le mini cucine monoblocco a scomparsa e le mini cucine con pensili. Quando parliamo di mini cucine monoblocco, facciamo riferimento ad un unico mobile in blocco che puoi posizionare, ad esempio, al centro della parete. Simili alle cucine monoblocco, le cucine monoblocco a scomparsa si differenziano da queste ultime perché adatte da sistemare all’interno di un armadio o di un mobile delle dimensioni adeguate: in questo caso, una volta che avrai chiuso le ante, la cucina scomparirà. Non ti accorgerai della sua presenza! Infine, le mini cucine con pensili corrispondono in tutto e per tutto alle cucine tradizionali. La differenza? Hanno dimensioni molto più contenute!

Mini cucina monoblocco

Le mini cucine monoblocco sono da considerare come evoluzione delle cucine a incasso. Tra le cucine di piccole dimensioni più diffuse, le mini cucine monoblocco sono innovative, funzionali e adatte alla tua stanza se vivi in un monolocale o hai un angolo cucina davvero molto piccolo. Le riconosci perché si presentano come un blocco unico. Puoi posizionarne una contro la parete, senza necessità di inserire tasselli o piastrelle paraschizzi.
Generalmente, la struttura di una mini cucina monoblocco include un’unica pila di armadi e ante ed è dotata di tutti gli elementi che compongono una zona cottura tradizionale.
Non devi pensare alla mini cucina monoblocco come ad una soluzione di bassa qualità: puoi dotarla di tutti i comfort che desideri, compresi gli elettrodomestici, a patto che, naturalmente, siano più piccoli e abbiano dimensioni salvaspazio rispetto a quelli che si potrebbero trovare in una cucina più spaziosa. I modelli tra cui puoi scegliere sono numerosi: vanno dallo stile moderno a quello più tradizionale.

Mini cucina monoblocco a scomparsa

Una cucina monoblocco a scomparsa è la soluzione più indicata per te se vivi in una monolocale in cui soggiorno e cucina sono di fatto un unico ambiente. È l’ideale per non creare confusione e nascondere alla vista alcuni elementi che potrebbero rendere la stanza disordinata. Come le mini cucine monoblocco, anche quelle a scomparsa si presentano come un blocco unico. La differenza è che queste ultime sono dotate di un meccanismo che le nasconde. Optando per questa soluzione, potrai trasformare la cucina in un elemento d'arredo della zona living!
La chiusura delle mini cucine monoblocco a scomparsa può essere principalmente di due tipi: a serranda o ad ante (a libro o a battente). La chiusura ad ante a battente è la soluzione più classica, ma per la quale ti sconsiglio di optare se lo spazio che hai a disposizione è molto limitato. Le ante aperte, infatti, potrebbero rubare spazio prezioso! Piuttosto, ti suggerisco di preferire le ante a libro. Molto in voga negli ultimi anni sono le cucine monoblocco a scomparsa con chiusura a serranda: assicurano un grande effetto estetico grazie al loro design accattivante, sono pratiche e assicurano una maggiore fruibilità dello spazio.

Mini cucina con pensili

Se proprio non vuoi rinunciare ad una cucina tradizionale e lo spazio te lo consente, opta per una mini cucina con pensili. Ha dimensioni molto più ridotte rispetto ad una cucina tradizionale, ma può comunque essere dotata di mini penisola, perfetta da utilizzare come blocco per separare gli spazi, come piano d’appoggio oppure come superficie per fare colazione o spuntino al volo.

Non sottovalutare il fattore luminosità

La scelta di una mini cucina, in fase di arredamento, può certamente contribuire a rendere la stanza più funzionale, pratica, comoda e accogliente, soprattutto se hai poco spazio a disposizione. Tuttavia, questa scelta non ti libera dalla necessità di prestare attenzione alla luminosità dell’ambiente! Un’ottima illuminazione, infatti, insieme ad una mini cucina, assicurerà alla tua stanza tutto un altro aspetto e la farà sembrare più grande e ariosa.
Parti dalla scelta dei colori. Molto dipende dallo stile che avrai scelto per l’arredamento. Tuttavia, il consiglio è optare per tonalità chiare e neutre, come il panna, il grigio e l’avorio. Sfrutta l’illuminazione come una risorsa preziosa: esalta il fondo della stanza con le luci giuste per conferire una maggiore profondità all’ambiente rispetto alle sue dimensioni reali. Naturalmente, se il tuo desiderio è quello di donare carattere e personalità alla cucina, sei libero di scegliere tonalità più forti e vivaci: il suggerimento, però, è unire questi colori a materiali naturali, come il legno e la pietra, o industriali, come il metallo e il mattone, per creare un’atmosfera intima, confortevole e accogliente. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo sui colori da usare in una cucina piccola.

Come avrai avuto modo di intuire, non c’è bisogno di farsi scoraggiare da uno spazio troppo ristretto. Adottando gli accorgimenti giusti, infatti, potrai creare una mini cucina che nulla avrà da invidiare alle cucine tradizionali! Scegli la soluzione che più si adatta alle tue esigenze e alle caratteristiche dello spazio che hai a disposizione: a lavori ultimati, condividi uno scatto con la Community per ispirare gli altri utenti.

GiulioM
Community Starter
23/09/22-12:41 (modificato)

Stai ristrutturando o progettando la cucina e sei alla ricerca di una soluzione che possa aiutarti a rendere l’ambiente luminoso e arioso? Preferire alle colonne, alle basi e agli armadietti sospesi delle cucine tradizionali, una soluzione senza pensili è l’ideale, soprattutto se hai poco spazio a disposizione. Vediamo in quali casi realizzare una cucina senza pensili è un’ottima idea, scopriamo quali sono le possibili soluzioni alle criticità che ruotano intorno a questa tendenza che sta spopolando nel mondo dell’interior design e passiamo in rassegna alcune idee da cui trarre ispirazione per mettere a punto un progetto in linea rispetto alle caratteristiche della stanza e al risultato finale che si desidera ottenere.

Cucina senza pensili: perché sì

Che la tua intenzione sia quella di realizzare un ambiente in stile moderno, contemporaneo o industriale oppure in stile country o shabby chic, la cucina senza pensili è una soluzione attuale che si adatta alla perfezione ad ogni tipo di progetto. Di norma associata ad uno stile moderno e ad ambienti in cui regna l’essenzialità, infatti, la cucina senza pensili è perfetta anche all’interno di spazi arredati in stile classico e tradizionale. Ad esempio, se lo stile che hai scelto per l’arredamento è vintage, una cucina senza pensili è la scelta più azzeccata perché ti consente di sostituire gli armadietti sospesi con mensole, credenze, carrellini o armadi che contribuiscono a donare più carattere alla stanza.
È una soluzione consigliata soprattutto in caso di spazi ridotti, open space e ambienti che presentano una serie di vincoli strutturali (come finestre o tetti spioventi). Più nello specifico, realizzare una cucina senza pensili conviene perché:

  • è più delicata rispetto ad una cucina tradizionale: contribuisce a rendere la stanza visivamente più ampia, luminosa e ariosa. Questo fattore ti permette di optare per una palette cromatica scura. Inoltre, l’assenza di pensili e di ombre sui fuochi e sul piano di lavoro assicura maggiori possibilità di scelta per quanto riguarda l’illuminazione;
  • è perfetta per le stanze di piccole dimensioni: optare per una cucina senza pensili significa alleggerire le pareti. Se la stanza che hai a disposizione è di dimensioni modeste, questa soluzione è l’ideale per non appesantirla, oltre che per avere tutto sempre a portata di mano, senza la necessità di raggiungere armadietti disposti troppo in alto;
  • è l’ideale in caso di vincoli strutturali: se nella stanza è presente un soffitto irregolare e spiovente oppure una finestra, una nicchia o una parete in cartongesso che rende difficile la progettazione di una cucina tradizionale e non hai la possibilità di optare per dei moduli su misura, la soluzione senza pensili è la scelta migliore.

Infine, realizzare una cucina senza pensili si rivela un’idea vincente perché permette di personalizzare in modo più deciso la parete che si trova alle sue spalle. Sei libero di dare sfogo alla fantasia e alla creatività. Un suggerimento? Piastrelle eccentriche o una carta da parati dai motivi particolari. Anche le innovative piastrelle in gres effetto carta da parati sono perfette. Il rivestimento, in assenza di pensili che lo nascondono, diventerà il protagonista della stanza e sarà in grado di attirare su di sé tutta l’attenzione!

Criticità e possibili soluzioni per una cucina senza pensili

Lo scetticismo che ruota attorno alla realizzazione di una cucina senza pensili si scontra con una vasta gamma di soluzioni che dimostrano come questa tendenza sia un’ottima idea in molte occasioni. La cucina senza pensili non ti convince perché hai paura di non avere spazio a sufficienza in cui riporre tutto l’occorrente per la preparazione e il consumo dei pasti? La soluzione è optare per basi e piani di lavoro più profondi e capienti. Ricordati, inoltre, che puoi sostituire i pensili con delle credenze e delle mensole portaoggetti. Perché, poi, non sfruttare il muro libero per creare una parete verde di piante aromatiche? L’effetto scenografico è assicurato e il tuo palato te ne sarà grato!
Non puoi rinunciare allo scolapiatti sopra il lavello e non hai la più pallida idea di dove posizionare la cappa? Puoi optare per uno scolapiatti da appoggio o per un tappetino in silicone da sistemare sopra il piano di lavoro e da utilizzare all’occorrenza. Per quanto riguarda la cappa, giungono in tuo soccorso soluzioni moderne e tecnologiche: puoi optare per una cappa da piano, per una cappa da incasso nel soffitto oppure per una cappa a vista da installare sulla parete.

Idee per una cucina senza pensili in base al layout

Oggi, tutte le cucine componibili possono essere realizzate senza pensili, indipendentemente dal layout di riferimento. Adottando qualche piccolo accorgimento, infatti, è possibile ottenere il risultato desiderato e creare una cucina non solo bella da vedere, ma anche funzionale. Ecco alcune idee da cui puoi trarre ispirazione per realizzare una cucina senza pensili lineare, con isola/penisola o angolare dotata di ogni comfort.

Cucina lineare senza pensili

La tua cucina è stretta e lunga oppure destinata ad ospitare anche la zona soggiorno e lo spazio a disposizione è modesto? Una cucina lineare senza pensili è l’ideale per sistemare tutti gli elementi su un’unica parete e non appesantire la stanza. Un’ottima idea è realizzare una cucina lineare senza pensili doppia, sviluppata su due pareti contrapposte. L’ideale per disporre di spazio a volontà e lasciare i fornelli e il piano di lavoro completamente sgombri e ordinati, senza moduli appesi.

Cucina con isola/penisola senza pensili

Il problema della capienza ti preoccupa e lo spazio da sfruttare non manca? Opta per una cucina con isola o penisola senza pensili. L’assenza dei pensili, infatti, può essere compensata dalla presenza dell’isola/penisola, che oltre ad ospitare il piano cottura può essere organizzata in cassetti o ripiani. Questo ti permetterà di avere a disposizione molto spazio extra in cui riporre tutto ciò che desideri tenere a portata di mano.

Cucina angolare senza pensili

Se il layout a cui stai pensando per la tua cucina è angolare, le soluzioni che puoi adottare in assenza dei pensili sono numerose. Un’ottima idea è optare per un’angolatura realizzata di sole basi: in questo modo, la cucina sarà bassa e sviluppata lungo due pareti. In alternativa, puoi installare i pensili solo su un lato della cucina angolare, lasciando l’altro lato completamente libero.

Ti ho convinto a realizzare una cucina senza pensili? Metti a punto il progetto, tenendo conto delle caratteristiche dello spazio che hai a disposizione, delle tue esigenze economiche e del risultato finale che desideri ottenere. Se hai domande da fare o soluzioni da proporre, lascia un commento: sarò felice di risponderti.

Claudia M
Community Starter
23/09/22-11:09 (modificato)

Hai la fortuna di avere un terrazzo dove trascorrere piacevoli momenti di relax all’aria aperta? Questo spazio della casa, come già saprai, richiede una manutenzione regolare. Specialmente durante la stagione invernale, il maltempo, i cambi di temperatura e le forti piogge possono compromettere la struttura e provocare gravi danni. Per evitare che ciò accada e non mettere a rischio il tuo outdoor, il consiglio è agire preventivamente ed intervenire con un’adeguata impermeabilizzazione del terrazzo. Scopriamo perché questa operazione è importante e passiamo in rassegna alcune delle soluzioni più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo.


Impermeabilizzare il terrazzo

Impermeabilizzazione del terrazzo: perché è così importante?

I terrazzi sono spazi molto apprezzati durante la bella stagione perché permettono di trascorrere del tempo all’aria aperta senza allontanarsi da casa. Durante l’inverno, però, sono esposti agli agenti atmosferici, i quali rappresentano un potenziale fattore di rischio per la conservazione dell’edificio. L’acqua, infatti, è pericolosa perché provoca un graduale deterioramento della superficie calpestabile esterna (se non realizzata a regola d’arte) e, a lungo andare, causa infiltrazioni che vanno ad intaccare la struttura in ogni sua parte.
Oltre che per queste ragioni, l’impermeabilizzazione del terrazzo è essenziale se, ad esempio, stai valutando l’idea di realizzare un giardino pensile. Manutenzione ordinaria e, in caso di necessità, interventi di manutenzione straordinaria sono essenziali. Se il tuo terrazzo mostra evidenti segni di usura, nonché danni provocati dall’acqua, intervieni immediatamente con un’adeguata impermeabilizzazione. Naturalmente, il consiglio è effettuare l’impermeabilizzazione del terrazzo preventivamente, così da evitare danni e problemi di ogni sorta alla struttura.


Perché impermeabilizzare il terrazzo

Presta attenzione allo stato del massetto e alla pendenza

Devi impermeabilizzare il pavimento del terrazzo? Prima di intervenire, controlla lo stato del massetto e la pendenza della superficie. Il massetto deve essere privo di ristagni, avere la giusta inclinazione e conferire al pavimento una pendenza tale da consentire all’acqua di scorrere correttamente. Per accertarti che ciò avvenga osserva attentamente lo scorrere dell’acqua: se scivola sul pavimento in modo regolare, il massetto è in ordine.
Se, invece, l’acqua non scorre in modo adeguato, è possibile che il massetto abbia un’inclinazione sbagliata. Nei casi più gravi, potrebbero essersi formati dei ristagni d’acqua: consulta subito un professionista! Se, invece, non ci sono ristagni e l’unico problema è la pendenza, puoi intervenire con prodotti appositi e risolvere l’anomalia. In ogni caso, intervieni tempestivamente perché queste condizioni potrebbero influire negativamente sull’efficacia degli interventi di impermeabilizzazione.

Come impermeabilizzare un terrazzo: soluzioni e prodotti

Se il massetto è in ordine e la superficie calpestabile ha la giusta pendenza, puoi procedere all’impermeabilizzazione del terrazzo. Ma come scegliere i prodotti impermeabilizzanti da utilizzare? Scopriamo quali sono i più efficaci: dalle resine impermeabilizzanti per terrazzi alle membrane trasparenti, dalle guaine ai liquidi impermeabilizzanti.

Resina impermeabilizzante

Una delle soluzioni in assoluto più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo è la resina. Questa può essere applicata direttamente sulla superficie calpestabile: consente di impermeabilizzare il terrazzo senza togliere il pavimento e assicura un risparmio non indifferente rispetto ad altre soluzioni! Inoltre, garantisce una buona protezione. La resina, infatti, grazie alle sue caratteristiche, riesce a penetrare in ogni intercapedine del pavimento, senza lasciare spazi scoperti.
Le resine impermeabilizzanti per terrazzi sono l’ideale se desideri fare un lavoro pulito: è sufficiente stendere il prodotto idrorepellente su tutto il perimetro del terrazzo e aspettare che si asciughi. Una volta asciutta e perfettamente aderente al pavimento, la resina diventa impermeabile e trasparente. Se opti per questa soluzione, però, tieni a mente che non è definitiva. Il trattamento, infatti, per risultare efficace dovrà essere ripetuto periodicamente.


Come impermeabilizzare il terrazzo

Membrana impermeabilizzante

Una valida alternativa alle resine impermeabilizzanti per terrazzi sono le membrane. Trasparenti, elastiche e resistenti, devono essere stese su tutto il pavimento, senza bisogno di rimozione. Sono perfette per te se hai necessità di risolvere il problema delle infiltrazioni d’acqua rapidamente o se sei alla ricerca di una soluzione non invasiva. Il pavimento diventerà più elastico e lo stato di usura della superficie migliorerà notevolmente!

Guaina impermeabilizzante

Il pavimento del tuo terrazzo versa in una situazione disastrosa? In questo caso, la soluzione più indicata è procedere con l’applicazione di una guaina impermeabilizzante sulla superficie preesistente, sulla quale poi applicare un nuovo pavimento. Non sono necessari lavori di demolizione: è una soluzione veloce e sicuramente meno dispendiosa rispetto al rifacimento del pavimento. Quest’ultimo, però, tieni presente che sarà più alto di qualche centimetro.

Liquido impermeabilizzante

Pensato per impermeabilizzare velocemente il terrazzo, il liquido impermeabilizzante è l’ideale per proteggere i pavimenti in ceramica dalle infiltrazioni d’acqua e dall’usura. La procedura da seguire per applicare il prodotto è davvero semplice. Con un po’ di olio di gomito pulisci bene il terrazzo e, aiutandoti con un pennello, stendi il liquido su tutta la superficie. Passata la prima mano, attendi qualche ora prima di procedere con la seconda. Una volta asciutto, il liquido sarà invisibile e il pavimento sarà adeguatamente impermeabilizzato. Per assicurare alla superficie una tenuta perfetta, ripeti il trattamento periodicamente.

E se il pavimento da impermeabilizzare è in legno?

Se il pavimento del tuo terrazzo è in legno, come già saprai, sono necessarie attenzioni in più in fase di manutenzione. Nonostante, prima di essere posato, qualsiasi pavimento in legno venga sempre appositamente trattato per resistere agli agenti atmosferici, gli interventi di manutenzione devono essere eseguiti con una certa regolarità. Sarai felice di sapere che le soluzioni fino a qui illustrate possono essere applicate su tutti i tipi di pavimento. L’unica cosa che devi fare è leggere con attenzione, in fase di acquisto, l’etichetta del prodotto: accertati che sia adatto anche ai pavimenti in legno!


Consigli per impermeabilizzare il terrazzo

L’impermeabilizzazione del terrazzo è fondamentale per preservare la struttura dell’edificio dall’insorgere di eventuali problemi causati dall’usura e dalle infiltrazioni d’acqua. Metti in pratica i suggerimenti che ti ho fornito, facendo attenzione a scegliere il prodotto che più si adatta alle tue esigenze e alle caratteristiche del tuo pavimento. Con gli accorgimenti giusti, potrai eseguire il trattamento senza commettere errori e goderti il tuo spazio all’aperto senza preoccupazioni. Se qualcosa non ti è chiaro o hai soluzioni alternative da proporre agli utenti della Community, lascia un commento.

Samuele.M
23/09/22-11:01 (modificato)

La tua casa è piccola e non sai dove sistemare la lavatrice? Non sempre si ha la possibilità di ricavare una stanza da adibire a lavanderia oppure un secondo in cui sistemare l’elettrodomestico. Se questo è il tuo caso e sei costretto a sacrificare altre stanze della casa, come la cucina, non preoccuparti: adottando gli accorgimenti giusti e prestando molta attenzione alle dimensioni della lavatrice, potrai ottenere un risultato finale soddisfacente, sia in termini di resa estetica che di ottimizzazione degli spazi.

Lavatrice: le dimensioni più diffuse

Il fattore che gioca un ruolo determinante quando si sceglie di inserire la lavatrice in cucina è la dimensione, soprattutto se l’intenzione è quella di nasconderla alla vista. Le dimensioni tra cui è possibile scegliere sono numerose. Le lavatrici di dimensione standard sono le più diffuse e misurano 60 cm sui lati e 90 cm di altezza. Generalmente, sono a carica frontale. Anche le lavatrici di dimensione standard a carica dall’alto hanno una profondità di circa 60 cm.
Se la lavatrice è destinata ad occupare spazi molto ristretti, l’ideale è optare per un modello slim. Le dimensioni di una lavatrice slim corrispondono ad una profondità che varia dai 35 ai 45 cm. Esistono elettrodomestici anche più piccoli e compatti, ma generalmente difficili da reperire in commercio. Le lavatrici grandi ed extra large sono adatte alle famiglie molto numerose, nonché alle famiglie che effettuano lavaggi frequenti nell’arco di una giornata o della settimana. Questi modelli sono molto ingombranti e possono arrivare ad avere un carico massimo di circa 10-11 kg.

Sistemare la lavatrice in cucina

In bagno proprio non c’è spazio e l’unico posto in cui puoi sistemare l’elettrodomestico è la cucina? Adottando gli accorgimenti giusti e prestando attenzione alle dimensioni della lavatrice, non rovinare la visione d’insieme sarà un gioco da ragazzi. Scopriamo insieme quali sono le soluzioni migliori per inserire la lavatrice in cucina senza influire negativamente sull’arredamento, sia che tu scelga di nasconderla sia che tu scelga di tenerla a vista.

Come nascondere la lavatrice in cucina

Inserire la lavatrice in cucina, nascondendola, è una scelta che porta con sé numerosi vantaggi. Innanzitutto, camuffare la lavatrice, magari sfruttando nicchie e vani già presenti all’interno della stanza, significa sfruttare in modo funzionale lo spazio libero che si ha a disposizione. In secondo luogo, se la lavatrice è nascosta alla vista, anche gli antiestetici tubi/fili lo saranno.
Lo svantaggio principale risiede nel fatto che proprio i tubi, i fili e i giunti di fognatura saranno sì nascosti, ma difficili da raggiungere all’occorrenza perché posizionati all’interno, dietro l’elettrodomestico. In caso di emergenza, perdite o interventi di riparazione, potresti riscontrare qualche difficoltà.
Per nascondere l’elettrodomestico senza commettere errori il punto di partenza è prestare attenzione alle dimensioni della lavatrice. Il consiglio è acquistarne una che abbia una profondità ridotta e sfruttare le parti inferiori delle dispense o delle credenze della cucina come contenitore. Se opti per questa soluzione, in fase di progettazione presta molta attenzione a tutti gli elementi tecnici, così da avere la certezza che la lavatrice entri nello scomparto che hai individuato.
Se all’interno della stanza è presente una penisola o un’isola, un’ottima idea è optare per una lavatrice slim e sfruttare il bancone per inserire l’elettrodomestico al suo interno. In alternativa, nascondi la lavatrice in un mobile appositamente progettato per accoglierla. Questa soluzione è la più adatta se sotto il piano di lavoro ci sono spazi liberi. In questo modo, avrai la certezza di collocare la lavatrice all’interno di un spazio adeguato alle sue dimensioni. Se ben progettato, inoltre, il mobile riuscirà a garantire un eccellente isolamento termico e ad assorbire il rumore dell’elettrodomestico durante il funzionamento.

Il limite di nascondere la lavatrice all’interno di un mobile appositamente creato è la corrispondenza tra la sua capienza e le dimensioni della lavatrice. Se, infatti, per qualsiasi ragione, la tua lavatrice dovesse guastarsi, sarai costretto ad acquistare un modello delle stesse dimensioni, se desideri collocare l’elettrodomestico all’interno dello stesso spazio. Naturalmente, se la lavatrice da sostituire è di dimensioni standard e ne acquisti un’altra dello stesso tipo, questo problema non sussiste.
Se lo spazio te lo consente, e oltre alla lavatrice hai la necessità di trovare un posto anche all’asciugatrice, opta per un mobile a colonna. Potrai impilare i due elettrodomestici e nasconderli all’interno di un unico mobile. Fai attenzione sempre che ci sia un margine di tolleranza tra le dimensioni della lavatrice e dell’asciugatrice e le dimensioni del mobile.
Ti stai chiedendo se puoi impilare lavatrice e asciugatrice di dimensioni diverse? Dipende. La lavatrice deve avere una profondità maggiore o uguale all’asciugatrice. Quest’ultima, se molto più grande della lavatrice, non può essere impilata, perché durante la centrifuga cadrebbe. Ricordati che non è possibile sistemare la lavatrice sopra l’asciugatrice perché la prima è più pesante e la centrifuga la farebbe cadere.

Lasciare la lavatrice a vista: perché no?

Se non vuoi o non puoi nascondere la lavatrice in cucina, l’unica opzione possibile è lasciarla a vista. Optare per questa soluzione non deve scoraggiarti perché con gli accorgimenti giusti non dovrai rinunciare allo stile e non sarai costretto a sacrificare l’estetica dell’arredamento. Il consiglio è optare per una lavatrice di ultima generazione, che addirittura potrà aiutarti a dare un tocco di originalità in più alla stanza! In commercio, infatti, esistono modelli estremamente belli, che oltre ad essere rinomati per le loro indubbie qualità estetiche, sono anche silenziosi ed ecologici.
Se la soluzione freestanding non ti convince, desideri nascondere alla vista i tubi e i fili e hai a disposizione una nicchia oppure hai la possibilità di ricavarne una, sfruttala per sistemare la lavatrice. Se nella stanza non sono presenti nicchie, ma c’è uno spazio libero sotto il piano di lavoro, sistema lì la lavatrice, senza applicare un pannello per coprirla. In questo modo la lascerai a vista. Ancora una volta, il consiglio è optare per un modello moderno ed elegante, così che l’elettrodomestico non stoni e non crei confusione all’interno della stanza.

Che tu scelga di nascondere lavatrice in cucina oppure tenerla a vista, il consiglio è evitare di mettere in azione l’elettrodomestico durante i pasti, così che tu non debba estrarre il bucato pulito e profumato durante la cottura dei cibi. Le soluzioni che ti ho proposto sono solo alcune delle alternative possibili. Se hai altre idee, condividile con gli utenti della Community lasciando un commento.

Samuele.M
23/09/22-10:49

Anche se credi di essere un esperto del bucato, è possibile che tu non abbia mai saputo sfruttare a pieno le potenzialità della tua lavatrice. Non di rado, infatti, capita che, un po’ per abitudine e un po’ per pigrizia, si utilizzino sempre gli stessi programmi. Conoscere i simboli della lavatrice è indispensabile per scoprire soluzioni di lavaggio alternative, perfette per migliorare la qualità del bucato e ottenere un ingente risparmio in termini di tempo e consumo energetico. Passiamo in rassegna i principali simboli della lavatrice e scopriamo insieme quando è consigliabile optare per una soluzione di lavaggio piuttosto che per un’altra.

Simboli della lavatrice: quali sono?

La miriade di simboli presenti sulla lavatrice ti confonde? La soluzione è scoprire il significato che si nasconde dietro ciascuna delle icone presenti sull’elettrodomestico. Sarai felice di sapere che, in tempi recenti, per aiutare gli utilizzatori ad orientarsi in fase di interpretazione, l’Unione Europea ha avviato un processo di universalizzazione dei simboli. Ciò significa che, anche se hai a che fare con un elettrodomestico di produzione non italiana, la lettura della simbologia non cambia.
Prima di spiegarti nel dettaglio quali sono i principali simboli della lavatrice e come fare per decifrarli, è bene che tu sappia che ogni soluzione di lavaggio è il risultato della combinazione di diversi fattori, tra cui la durata, la temperatura, il peso del bucato, la presenza/assenza delle centrifuga, ecc. È per questo motivo che, molto spesso, i programmi sono indicati con simboli, solo apparentemente, indecifrabili.

Simboli pre-lavaggio, detersivo e ammorbidente

Il punto di partenza è la lettura dei simboli presenti nello scomparto dedicato al pre-lavaggio, al detersivo e all’ammorbidente:

  • simbolo del pre-lavaggio (“I” maiuscola): qui puoi inserire la candeggina, uno smacchiatore oppure una dose aggiuntiva di detersivo;
  • simbolo del detersivo (“II” maiuscole): questa sezione, invece, è dedicata al detersivo vero e proprio. Ti consiglio di consultare il manuale d’istruzioni della lavatrice per capire quando utilizzare un detersivo liquido e quando un detersivo in polvere, con particolare attenzione alla temperatura del lavaggio;
  • simbolo dell’ammorbidente lavatrice (fiore): qui puoi inserire l’ammorbidente, indispensabile per rendere il bucato morbido e profumato. È possibile che, all’interno della vaschetta, sia presente la scritta “MAX”. Essa indica il limite da non superare quando si versa l’ammorbidente.

Tieni a mente che la struttura dello scomparto varia a seconda del modello di lavatrice: è possibile che, infatti, il tuo elettrodomestico sia sprovvisto della sezione dedicata al pre-lavaggio.

Simboli di lavaggio

I programmi di lavaggio, in linea di massima, vengono indicati sempre con gli stessi simboli. Ogni produttore può scegliere per sé. Ciò non toglie che la simbologia univoca è la pratica attualmente più diffusa per aiutare gli utilizzatori che, come te, hanno difficoltà ad orientarsi tra i simboli della lavatrice.

Simboli dei tessuti

Conoscere il significato dei simboli dei tessuti è indispensabile per avviare il programma di lavaggio che più si adatta alla tipologia di capi che intendi lavare. Questi sono i principali simboli della lavatrice, distinti per tessuto:

  • simbolo del cotone (t-shirt o fiore di cotone): con questo programma puoi lavare tutti i capi in cotone, come camicie, lenzuola e magliette. Nonostante i tessuti in cotone siano generalmente forti e resistenti, ti consiglio di leggere attentamente le etichette dei capi perché quelli più delicati potrebbero richiedere, ad esempio, un lavaggio senza centrifuga. Alcuni modelli di lavatrice permettono di scegliere tra differenti tipi di lavaggio per il cotone, distinti per temperatura (90°, 60° o 40°);
  • simbolo della lana (gomitolo): con questo programma, delicato e solitamente di breve durata, puoi lavare gli indumenti in lana. Il consiglio è non caricare eccessivamente il cestello e impostare una centrifuga a pochi giri;
  • simbolo della seta (farfalla o fazzoletto): con questo programma puoi lavare i capi in seta. Trattandosi di indumenti molto delicati, generalmente, si lavano a freddo o impostando temperature molto basse e senza centrifuga;
  • simbolo dei sintetici (triangolo): questo programma è adatto al lavaggio dei capi sintetici, ovvero indumenti in acrilico, poliammide, poliestere, ecc. Nonostante siano generalmente molto resistenti, può capitare che alcuni capi richiedano centrifughe più delicate e temperature più basse.

Come avrai avuto modo di intuire, per ottimizzare la qualità del bucato e non correre alcun rischio, è indispensabile non solo scegliere il programma più adatto rispetto al tessuto dei capi da lavare, ma anche leggere con attenzione l’etichetta dei vestiti, che riporta informazioni importanti circa la modalità di lavaggio più adeguata da adottare.

Altri simboli della lavatrice: i simboli delle bacinelle, della centrifuga e di tempo e blocco

Sulla tua lavatrice, molto probabilmente, è presente più di un’icona raffigurante una bacinella. I simboli delle bacinelle più ricorrenti sono tre e ciascuno di essi ha un significato specifico:

  • simbolo del lavaggio a mano (bacinella con dentro raffigurata una mano): questo programma, a basse temperature e con una centrifuga ridotta al minimo, è indicato per lavare i capi più delicati;
  • simbolo del risciacquo (bacinella piena d’acqua): avviare il risciacquo del bucato è l’ideale per eliminare dai capi tutti i residui dei prodotti utilizzati per il lavaggio, come il detersivo, lo smacchiatore o la candeggina;
  • simbolo dello scarico (bacinella piena d’acqua con una freccia rivolta verso il basso): questa funzione è molto utile quando, durante il lavaggio precedente, la lavatrice sembra non aver espulso correttamente tutta l’acqua.

Non possono mancare, poi, il simbolo della centrifuga e i simboli di tempo e blocco. La centrifuga è indicata da una spirale e corrisponde alla velocità di rotazione del cestello in cui vengono riposti i vestiti per il lavaggio. Più il valore della centrifuga è alto, più l’acqua in eccesso viene rimossa dai capi per evitare che escano dalla lavatrice troppo bagnati. Per quanto riguarda, invece, i simboli di tempo e blocco, questi sono i principali:

  • simbolo di accensione/spegnimento della lavatrice (cerchio con una linea verticale);
  • simbolo di programmazione (orologio): questo comando è utile per programmare l’inizio del lavaggio;
  • simbolo di avvio/pausa del lavaggio (triangolino rivolto verso destra e due linee verticali): questo comando, invece, serve per mettere in pausa il lavaggio e riavviarlo in un secondo momento;
  • simbolo di blocco per bambini (lucchetto o icona raffigurante un bambino).

Orientarsi nel mondo dei simboli della lavatrice, come avrai notato, è un’impresa tutt’altro che impossibile. Con un po’ di buona volontà, prenderai dimestichezza con tutte le funzioni che il tuo elettrodomestico ha da offrire. Il risultato sarà un bucato perfetto e sempre profumato! Se qualcosa non ti è chiaro o hai bisogno di chiarimenti su uno o più simboli della tua lavatrice che proprio non riesci a decifrare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!

Claudia M
Community Starter
23/09/22-10:39 (modificato)

Il colore vivace del ciclamino e il suo profumo intenso ti hanno convinto a coltivarne uno in casa o in giardino, ma sei preoccupato perché il tuo pollice verde è un po’ arrugginito? Non preoccuparti: il ciclamino è una pianta che non richiede attenzioni particolari. Bastano pochi accorgimenti per vederlo crescere rigoglioso e godere dei colori vivaci dei suoi fiori. Scopriamo insieme come coltivare la pianta sia in giardino che in vaso e come prendersi cura del ciclamino per mantenerlo sempre in perfetta salute e vederlo fiorire di anno in anno, dall’inverno alla primavera.

Quali sono le specie di ciclamino più coltivate in Italia?

Il ciclamino è una pianta invernale di origine mediterranea, africana e asiatica, particolarmente apprezzata per il colore dei suoi fiori, che vanno dal bianco al rosso. Le specie presenti in natura sono numerose, circa 20. In Italia, però, quelle più diffuse sono 3:

  • il ciclamino “hederifolium” o “neapolitanum”, anche detto “ciclamino napoletano”: resistente e facile da coltivare, fiorisce da agosto a novembre. Tollera bene le basse temperature e i suoi fiori colorati di bianco o rosa spuntano poco prima delle foglie, le quali tendono a rimanere verdi per tutto l’inverno, prima di appassire con l’arrivo del caldo estivo;
  • il ciclamino “purpurascens” o "europaeum", anche detto “ciclamino d’Europa”: oltre ad essere uno dei pochi ciclamini profumati, è anche l’unico che fiorisce durante la stagione estiva (da agosto a settembre). È perfetto da coltivare in vaso e i suoi fiori sono di colore rosa;
  • il ciclamino “repandum” o “romanum”, anche detto “ciclamino primaverile”: perfetto da coltivare in giardino, è dotato di foglie di colore verde scuro e a chiazze grigio-verdi. I fiori sono di colore porpora e spuntano tra i mesi di aprile e maggio.

Qualsiasi specie tu scelga di coltivare, se le riservi cure amorevoli, la pianta sarà in grado di regalarti splendide fioriture anche per 4 o 5 anni consecutivi.

Coltivazione in giardino

Hai la fortuna di avere un giardino? Coltiva il ciclamino a terra, avendo l’accortezza di posizionarlo all’ombra e, se possibile, nelle immediate vicinanze di siepi o grandi alberi, per evitare il contatto diretto con il sole e tenerlo al riparo dal vento e dal gelo. Allo stesso tempo, è indispensabile che la pianta si trovi in luogo ben arieggiato perché il ciclamino è soggetto alla formazione di muffe.
Assicurati che il terreno sia ben drenato, soffice e umido. Se ti sembra argilloso, è sufficiente aggiungere un po’ di sabbia. Prima della messa a dimora della pianta, ti consiglio di arricchire il terreno con del concime o con del letame maturo per prepararlo ad accogliere il ciclamino e assicurare alla pianta la giusta fertilità.

Coltivazione del ciclamino in vaso

Se non disponi di uno spazio all’aperto in cui coltivare il tuo ciclamino, puoi optare per la coltivazione in vaso. I ciclamini, infatti, crescono bene anche in casa. Se opti per questa soluzione, però, presta attenzione a dove posizioni la pianta: la temperatura non deve mai superare i 15°C e l’esposizione diretta ai raggi del sole, nonché la vicinanza a fonti di calore (come i termosifoni), vanno evitate.
Sistema il ciclamino in un luogo luminoso e, adottando le accortezze che ti ho suggerito, la tua pianta potrà continuare a crescere e a fiorire anche fino ad aprile! La semina deve essere fatta tra i mesi di luglio e settembre, sistemando i semi all’interno di un semenzaio o di un vaso rettangolare, avendo cura di mescolarli con un po’ di sabbia. Aggiungi del terriccio e procedi con la prima annaffiatura (molto leggera).
Per favorire il mantenimento della temperatura, il consiglio è avvolgere il vaso in una plastica trasparente. Rimuovila almeno due volte a settimana per fare arieggiare la pianta e annaffiare il terreno, se asciutto. Tendenzialmente, dopo circa un mese, spunteranno i primi germogli. A questo punto, rimuovi il rivestimento, scegli le piantine più forti e posizionale nel vaso definitivo (preferibilmente di terracotta).
Somministra del fertilizzante liquido almeno una volta ogni due settimane, senza esagerare con le irrigazioni e assicurandoti che l’acqua in eccesso defluisca sempre dal vaso per evitare ristagni. Specialmente durante la stagione invernale, quando la casa è più calda, per fare in modo che il ciclamino non risenta delle temperature elevate, il consiglio è utilizzare un nebulizzatore per vaporizzare le foglie. In fase di irrigazione, infatti, bisogna cercare di non bagnare troppo i fiori e le foglie per evitare la formazione di muffe.
Terminata la prima stagione di fioritura, puoi effettuare il rinvaso e trasferire il tuo ciclamino in un contenitore più grande. Compatta il nuovo terriccio, copri con del muschio o della pacciamatura di corteccia. In questo modo, potrai creare per la tua piantina una splendida dimora effetto nature!

Come prenderti cura del tuo ciclamino step by step

Dopo aver messo a dimora il tuo ciclamino, per vederlo crescere rigoglioso e lasciarti stupire dalle sue magnifiche fioriture colorate, devi prendertene cura nel modo corretto. Scopriamo insieme qual è la procedura da seguire: dall’irrigazione alla concimazione, fino ai lavori da fare durante la fase di riposo vegetativo.

L’irrigazione

Hai scelto di coltivare il ciclamino in vaso? Annaffialo con moderazione, accertandoti sempre che, prima di ogni nuova irrigazione, il terriccio sia quasi completamente asciutto. Durante la fase di riposo vegetativo, le irrigazioni dovranno essere meno frequenti, ma mai sospese del tutto. Se, invece, hai optato per la coltivazione in giardino, sono previste irrigazioni ancora meno frequenti perché, essendo le temperature esterne più basse durante l’autunno e l’inverno, la pianta riesce a mantenere meglio l’umidità del terreno.

La concimazione

Per i ciclamini coltivati all’aperto, un compost fai-da-te va più che bene. Per le piante coltivate in vaso, invece, il consiglio è somministrare del concime liquido diluito con acqua, almeno una volta ogni due settimane. In questo modo, potrai favorire la fioritura della pianta e assicurare al tuo ciclamino salute e bell’aspetto!

Cosa fare quando il ciclamino entra nella fase di riposo vegetativo?

Durante la stagione primaverile, i ciclamini entrano nella fase di dormienza, ovvero nel periodo di riposo vegetativo. L'attività vegetative inizia a diminuire, fino ad arrestarsi completamente in estate. Non spaventarti se il tuo ciclamino ha le foglie gialle: in questa fase è bene lasciare che le foglie ingialliscano e appassiscano. In autunno, si rinnoveranno! Sospendi le irrigazioni e le concimazioni. Quando le foglie saranno seccate, tagliale, trasferisci la pianta (anche quella coltivata a terra, se sei un bravo giardiniere) e sistemala in un luogo fresco e asciutto. Terminata la stagione estiva, a settembre, sistema nuovamente il ciclamino in un luogo luminoso e arioso, riprendendo con le irrigazioni e le concimazioni.

Come avrai notato, il ciclamino è una pianta che è in grado di regalare splendide fioriture a fronte di cure davvero esigue. Sia che tu scelga di coltivarlo in vaso sia che tu scelga di optare per la coltivazione in piena terra, con i suggerimenti che ti ho fornito potrai prendertene cura senza commettere errori. Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai domande da fare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!

GiulioM
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23/09/22-10:25 (modificato)

Sei in fase di ristrutturazione e ti stai occupando del soggiorno? Trattandosi di uno degli ambienti della casa più vissuti in assoluto, è giusto dedicargli le dovute attenzioni in fase di progettazione. Una delle scelte su cui aleggiano più dubbi è quella dei rivestimenti. Se lo strato di colore, in accordo con gli arredi e con gli infissi, non ti convince del tutto e desideri donare alla stanza un tocco di ricercatezza ed eleganza, le pareti in pietra per interni rappresentano la soluzione ideale. Scopriamo insieme quali sono le alternative per creare un soggiorno con pareti in pietra, quale opzione preferire in base allo stile dell’arredamento e quanto spazio riservare a questi particolari rivestimenti per non appesantire troppo l’ambiente.

Quante tipologie di rivestimenti in pietra esistono?

Il fascino dei rivestimenti in pietra non si discute: contribuiscono a creare atmosfera in tutte le stanza della casa e permettono di donare un tocco di raffinatezza e ricercatezza allo stile scelto per l’arredamento. Se l’idea delle pareti in pietra ti alletta, è importante che tu conosca le principali alternative disponibili in commercio, così che tu possa scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze. Il punto di partenza è la distinzione tra rivestimenti in pietra naturale, rivestimenti in pietra ricostruita e rivestimenti effetto pietra.

Rivestimenti in pietra naturale

Quando si parla di rivestimenti in pietra naturale, si fa riferimento a soluzioni dall’indubbia resa estetica e dal fascino senza tempo. In questo caso, la pietra viene estratta direttamente dalle cave e, successivamente, lavorata per ottenere rivestimenti per pareti della forma desiderata. Le pareti in pietra naturale garantiscono un’elevata resistenza e durevolezza, oltre ad essere estremamente belle da vedere. Lo svantaggio, se così può essere definito, è il costo tendenzialmente più elevato rispetto ad altre soluzioni. Se opti per questa alternativa, riuscirai senza dubbio a decorare il tuo soggiorno. Tuttavia, abbi cura di posizionare il rivestimento in zone “protette”, ovvero lontane da fonti di attrito o di sporco, così da preservarlo al meglio.

Rivestimenti in pietra ricostruita

I rivestimenti in pietra ricostruita sono realizzati con materiali artificiali e sintetici. Rappresentano la soluzione ideale per chi vuole contenere le spese, senza rinunciare alla bellezza della pietra naturale. I rivestimenti realizzati con questi materiali sono tendenzialmente più sottili rispetto a quelli realizzati in pietra naturale: questo aspetto li rende più leggeri e riduce di molto i tempi e i costi della messa in opera. Ne esistono di due tipologie principali, distinguibili sulla base del legante che viene utilizzato in fase di realizzazione dell’impasto: rivestimenti in pietra ricostruita a base di gesso (porosi e perfetti da utilizzare all’interno) e i rivestimenti in pietra ricostruita a base di cemento (perfetti sia per l’interno che per l’esterno).

Rivestimenti effetto pietra

Una valida alternativa ai rivestimenti in pietra naturale e ai rivestimenti in pietra ricostruita sono i rivestimenti effetto pietra. Puoi scegliere tra una vasta gamma di soluzioni. Tra le tendenze più apprezzate degli ultimi anni ci sono i pannelli decorativi e i rivestimenti in gres porcellanato effetto pietra.
I pannelli decorativi riproducono molto fedelmente l’aspetto di un’ampia selezione di pietre naturali, come l’ardesia, la quarzite e il granito. Rappresentano la soluzione adatta a te, se il tuo desiderio è donare un aspetto sofisticato alle pareti del salotto. Se il tuo salone, poi, è grande e dotato di ampie vetrate, le sfumature sui toni del grigio o del marrone sono perfette!
I rivestimenti in gres porcellanato effetto pietra, più accessibili rispetto ai rivestimenti in pietra naturale, rappresentano il compromesso giusto tra estetica e praticità. Non richiedono particolari attenzioni, sono estremamente resistenti e garantiscono una lunga durata. Inoltre, sono impermeabili e, per questo, adatti da posare in qualsiasi ambiente della casa, anche nelle stanze più umide.

Soggiorno con pareti in pietra in accordo con lo stile dell’arredamento

Contrariamente a ciò che in molti pensano, i rivestimenti in pietra o effetto pietra non sono adatti da utilizzare solo all’interno di salotti arredi in stile rustico o vintage. La pietra, infatti, è un materiale molto versatile e si adatta alla perfezione ad una vasta gamma di stili di arredamento. A seconda che il tuo salotto sia arredato in stile rustico oppure in stile contemporaneo, i colori e le finiture disponibili in commercio sono numerose e trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze sarà tutt’altro che complesso.
I rivestimenti grezzi o effetto grezzo sono l’ideale per i salotti che hanno un carattere più rustico. Le irregolarità e le imperfezioni a vista hanno un fascino unico. Quelli lisci, invece, rappresentano la soluzione ideale per dare all’arredamento uno slancio più moderno. Se il tuo salotto è di design e arredato in stile contemporaneo, un’ottima idea è optare per un rivestimento in pietra levigato e, se la luminosità dell’ambiente lo consente, di tonalità scure.

Parete in pietra in salone: sì, ma dove?

L’imperativo di massima, quando si sceglie di rivestire le pareti del salotto con la pietra, è riservare questa tipologia di rivestimento a piccole aree. La pietra applicata su una o due pareti della stanza è l’ideale per arricchire l’ambiente, senza appesantirlo, e mettere in risalto l’arredamento. Nella scelta delle pareti, o porzioni di pareti, da rivestire con la pietra, il consiglio è optare per la soluzione più adatta ad esprimere la tua personalità e a donare al salotto un tocco di gusto e raffinatezza.

Parete in pietra dietro al camino o dietro la televisione

Se in salotto hai un camino a muro, rivestire la parete posteriore in pietra è un’ottima idea. Optando per questa soluzione, infatti, potrai mettere in risalto il camino e contribuire a rendere l'ambiente più accogliente e confortevole. I rivestimenti in pietra grezza o effetto pietra grezza sono perfetti per i camini classici. Per i modelli più moderni, invece, i rivestimenti in pietra liscia sono da preferire.
Nel salotto, luogo per eccellenza riservato al relax e all’intrattenimento, non può mancare la televisione. Se hai la possibilità di dedicare un’intera parete alla tv, in accordo con il resto dell’arredamento, un’ottima idea è rivestirla in pietra. Un soggiorno con parete in pietra dietro la tv è di grande effetto! Il consiglio è non lasciarti prendere la mano. Dosa bene l’estensione del rivestimento, magari limitandolo ad una porzione di parete, così che non risulti troppo invasivo rispetto a tutto il resto. L’ideale è optare per una soluzione in grado di trasformare la televisione nella protagonista assoluta della stanza, nonché delimitare la pietra presente sullo sfondo con una sorta di cornice per esaltarla e metterla in risalto. A questo proposito, sappi che l’illuminazione potrà darti una grande mano.

Parete in pietra dietro il divano

Il punto focale del salone, si sa, è il divano, la seduta che non può mancare per condividere momenti di convivialità e di ritrovo. Vuoi valorizzarlo e, al tempo stesso, rendere l’ambiente più accogliente? Rivesti con la pietra la parete che si trova alle sue spalle. Un’ottima idea è optare per una soluzione a contrasto rispetto allo stile dell’arredamento, così che l’attenzione si concentri sull’arredo. Anche in questo caso, per ravvivare la parete in pietra, ti consiglio di prestare attenzione all’illuminazione (le luci a LED posizionate in punti strategici della stanza sono perfette).

Usa la parete in pietra per separare gli ambienti o per esaltare la scala

Una tendenza molto diffusa è utilizzare la pietra per rivestire i muri divisori. Se, ad esempio, il tuo salotto è in un open space collegato con la cucina, una parete in pietra rappresenta la soluzione ideale per separare i due ambienti e tracciare un confine visivo. Se la tua casa, invece, è disposta su più piani, valuta l’idea di rivestire con la pietra la parete della scala. Quest’ultima, infatti, è spesso trascurata e impersonale. Con la pietra, invece, potrai valorizzarla al meglio.

Come avrai notato, le soluzioni tra cui puoi scegliere per rivestire le pareti del salotto con la pietra sono numerose. Molto dipende dalle tue disponibilità in termini di budget, dalle tue esigenze in termini di praticità e dal risultato finale che desideri ottenere. Valuta sempre lo stile dell’arredamento per ottenere un effetto armonioso e scegli con attenzione quanto spazio riservare a questo tipo di rivestimento. Se hai bisogno di un consiglio o hai qualche idea da proporre, lascia un commento: sarà felice di risponderti!

Claudia M
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23/09/22-10:04 (modificato)

Anche detta “Rosa del Giappone”, l’ortensia è uno dei fiori più belli e affascinanti in assoluto e può essere coltivata sia in casa che in giardino. Regala splendide fioriture colorate, con sfumature che vanno dall’indaco all’azzurro, dal viola al lilla, dal rosa al rosso. Per quanto generose, le ortensie sono piante che richiedono attenzioni e cure amorevoli per crescere rigogliose. Una delle operazioni più importanti da compiere è la potatura. Non sai da che parte iniziare? Scopriamo perché la potatura delle ortensie è importante, quando eseguirla e come. Otterrai splendide infiorescenze e uno spazio all’aperto armonioso e colorato!

Perché la potatura delle ortensie è importante?

La potatura delle ortensie è un’operazione che devi eseguire con regolarità, se il tuo desiderio è ottenere splendide infiorescenze e disporre di uno spazio all’aperto sempre armonioso e colorato. Trattandosi di un intervento delicato, per eseguirlo nel modo corretto e senza commettere errori sono indispensabili molta cura e attenzione. Con gli accorgimenti giusti, potrai ottenere piante rigogliose e grandi infiorescenze.
Ti stai chiedendo perché la potatura delle ortensie è così importante? Il motivo per cui non dovresti mai dimenticarti di eseguire questa operazione è perché essa è indispensabile per lo sviluppo regolare della pianta, oltre che per modellare la forma dei fiori e la struttura dell’arbusto. Questo discorso vale sia che tua abbia scelto di piantare le ortensie in giardino sia che tu abbia optato per la coltivazione in vaso. La potatura, inoltre, serve ad evitare la diffusione di malattie fungine e lo sviluppo eccessivo e disordinato di fiori che potrebbero compromettere la crescita della pianta. La potatura, se eseguita nel modo corretto, permette di preservare le parti produttive e più giovani della pianta. Fioriture più belle e abbondanti sono assicurate!

La potatura delle ortensie

Versatile ed estremamente delicata, la potatura delle ortensie è un’operazione la cui procedura varia a seconda della specie coltivata e degli obiettivi che si intende raggiungere. Conoscere bene le ortensie è indispensabile per sapere dove “tagliare” ed evitare errori che potrebbero compromettere la crescita della pianta, oltre che la qualità delle infiorescenze. Tieni bene a mente che una cattiva potatura rischia di bloccare la crescita dell’ortensia: la fa ammalare e la condanna ad una morte precoce! Scopriamo quali sono gli accorgimenti da adottare e i consigli da mettere in pratica per eseguire una potatura delle ortensie a regola d’arte.

Conoscere le caratteristiche della varietà da potare è fondamentale

Per evitare, in fase di potatura, errori fatali che potrebbero mettere a repentaglio la vita delle meravigliose ortensie che popolano il tuo giardino, è importante che tu conosca le caratteristiche principali della varietà che hai scelto di coltivare. In natura, ne esistono circa 80, tra arbusti e rampicanti. A ciascuna varietà corrispondono caratteristiche di fioritura differenti. In base alla specie a cui appartengono, infatti, le ortensie possono fiorire sul ramo dell’anno oppure sul ramo dell’anno precedente (quest’ultimo è il caso delle varietà rampicanti).

Quando potare le ortensie?

Essere a conoscenza della varietà a cui appartengono le tue piante e delle loro caratteristiche di fioritura è importante per sapere quando potare le ortensie. Attenzione: la potatura deve essere eseguita esclusivamente sulle piante adulte o che abbiano superato i tre anni di vita.
Se le tue ortensie fioriscono sui rami dell’anno, esegui la potatura in primavera, preferibilmente subito dopo la fine dell’inverno. In questo caso, in realtà, le piante possono anche non essere potate e lasciate crescere liberamente. Se opti per questa soluzione, però, considera che, più le piante invecchieranno, più gli arbusti assumeranno forme irregolari. Per evitare che ciò accada, e volendo evitare una potatura a cadenza regolare, il consiglio è intervenire per rimuovere i rami più vecchi che si trovano alla base del suolo almeno dopo 5 anni dalla messa in campo. In questo modo, arieggerai le piante ed eviterai la comparsa di malattie.
Se, invece, le tue ortensie appartengono ad una delle varietà che fioriscono sui rami dell’anno precedente, esegui la potatura in estate, nel periodo immediatamente successivo alla fioritura. Nel caso delle ortensie rampicanti, la potatura deve essere eseguita all’inizio dell’estate, intorno al mese di giugno, per evitare e contenere lo sviluppo eccessivo dei fiori. Per quanto riguarda la potatura delle ortensie in vaso, essa può essere eseguita anche a settembre (in questo caso, abbi cura di lasciare almeno 2 gemme per ogni ramo, da cui nasceranno rami nuovi che regaleranno splendidi fiori nella primavera successiva).

Come potare le ortensie

Le tue ortensie fioriscono sui rami dell’anno? In fase di potatura sarai più libero e meno condizionato! Se desideri che la pianta produca tanti fiori, ma piccoli, evita potature eccessive e fai in modo di lasciare all’ortensia la sua altezza naturale. Se, invece, desideri ottenere infiorescenze maestose con fiori più grandi, intervieni in modo più deciso ed effettua la potatura a circa mezzo metro da terra. Il risultato che otterrai sarà un cespuglio basso e ricco di fiori di grandi dimensioni.
Anche nel caso di ortensie che fioriscono sui rami dell’anno precedente, non bisogna intervenire con potature eccessive. Se questo è il caso delle piante che hai scelto di coltivare, in fase di potatura, limitati ad eliminare i rami e i fiori secchi. Attenzione ai rami più giovani: non tagliarli perché è da quelli che nasceranno i nuovi fiori! Se le tue ortensie sono rampicanti, l’intervento di potatura deve essere esclusivamente mirato a contenere lo sviluppo eccessivo della pianta. Le tue piante sono state attaccate da malattie, virus, parassiti oppure non hanno prodotto fiori? Esegui una potatura radicale.

Gli strumenti da utilizzare

La scelta degli strumenti giusti ti aiuterà ad eseguire la potatura delle ortensie nel modo corretto. Utilizza forbici adeguate, robuste e in grado di garantire tagli netti, senza schiacciature. Quelle dotate di cricchetto sono perfette, soprattutto per recidere i rami alla base, generalmente più legnosi e duri degli altri. Mi raccomando: lava bene le lame prima e dopo ogni utilizzo per evitare infezioni.

Come avrai avuto modo di intuire, le variabili che giocano un ruolo determinante nella buona riuscita dell’intervento sono la cura e l’attenzione. Per eseguire una perfetta potatura delle ortensie metti in pratica i consigli che ti ho fornito: potrai assicurare alle tue piante uno sviluppo ottimale e fiori rigogliosi! Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai domande da fare, lascia un commento.