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Claudia M
Redattrice
26/09/22-09:34 (modificato)

C’è chi lo ama e c’è chi lo odia. C’è chi non può fare a meno di utilizzarlo per insaporire le proprie pietanze e chi, invece, preferisce evitarlo per non appesantire l’alito. L’aglio è una pianta bulbosa dai mille usi in cucina e dalle notevoli proprietà benefiche per l’organismo. Sia che tu abbia il pollice verde sia che tu abbia da poco iniziato a cimentarti nella coltivazione, l’aglio è una pianta che puoi facilmente coltivare sia in giardino che in vaso. Scopriamo quale procedura seguire per coltivare l’aglio sul balcone o in piena terra e raccogliere splendidi frutti in primavera.

Le varietà

L’aglio è una pianta bulbosa molto apprezzata per le sue proprietà curative, il suo profumo avvolgente e il sapore inconfondibile che riesce a donare ai piatti. Se scegli di coltivare l’aglio nel tuo piccolo o grande orto domestico, il punto di partenza è la scelta della varietà. Il consiglio è optare per quelle locali o di origine contadina, facilmente reperibili nei mercati a km 0. La qualità è di gran lunga superiore rispetto all’aglio preconfezionato che puoi trovare al supermercato.
Quando si parla di varietà di aglio, la prima distinzione da fare è quella tra aglio bianco e aglio rosso. Tra le varietà di aglio bianco, quelle italiane più diffuse sono il polesano, il piacentino e il vessalico. Per quanto riguarda, invece, le varietà di aglio rosso, quelle più rinomate sono il Rosso di Sulmona, il Rosso francese e il Rosso di Nubia.

Come coltivare l’aglio

Coltivare l’aglio è un’impresa che può essere affrontata da tutti, sia dai più esperti che da coloro che sono alle prime armi. La coltivazione di questa pianta bulbosa, infatti, è molto rustica e facile da compiere. Può essere effettuata agevolmente sia negli orti in piena terra che negli orti in vaso. Le accortezze da adottare, se scegli di piantare l’aglio in vaso, sono quelle generiche valide per tutte le piante dell’orto sul balcone. Accertati che il terreno sia drenante e sabbioso e che sul fondo del contenitore sia presente uno strato di ghiaia. Scopriamo di più sulla coltivazione dell’aglio, dalla semina alla raccolta.

Quando si pianta l’aglio?

Il periodo migliore per piantare l’aglio è quello autunnale, da ottobre a novembre. In alternativa, è possibile piantarlo a fine inverno, tra gennaio e marzo. La scelta dipende dal clima della zona in cui vivi, oltre che dalla varietà che scegli di coltivare. In genere, l’aglio è una pianta particolarmente resistente alle basse temperature (riesce a sopportare anche -15°C). Tuttavia, nei luoghi in cui l’inverno è molto rigido, può soffrire del gelo prolungato. In questo caso, è consigliato piantare l’aglio nel periodo primaverile e non in autunno.

Semina

Per effettuare la semina dell’aglio procurati dei bulbilli. Fatto ciò, interrali a circa 3 o 5 cm di profondità, posizionando le punte che formeranno i germogli verso l’alto. Questa condizione risparmia alla pianta molta fatica e ne favorisce lo sviluppo. Il consiglio è interrare i bulbi più grossi e vigorosi: in questo modo, potrai ottenere piante forti ed estremamente resistenti.
È importante prestare attenzione alla distanza tra un bulbillo e l’altro. La distanza di semina minima da rispettare è di 10-15 cm. Tra le file, invece, il suggerimento è mantenere una distanza di almeno 25-30 cm. Attenzione: l’aglio, prima di essere piantato, non deve essere sbucciato. Puoi metterlo a dimora completo di rivestimento! La tunica dello spicchio, infatti, funge da protezione naturale ed evita la formazione di marciumi, nonché l’attacco di parassiti.

Come prendersi cura dell’aglio

L’aglio non richiede particolari attenzioni in fase di coltivazione. Predilige un terreno asciutto per far sviluppare bene le radici e far crescere il bulbo interrato, ovvero la parte della pianta che potrai utilizzare in cucina.
Per quanto riguarda l’irrigazione, è importante evitare la formazione di ristagni perché l’umidità tende a favorire la proliferazione di malattie fungine. Se opti per la coltivazione in vaso, utilizza un terriccio universale mescolato con la sabbia: il drenaggio è assicurato! Le annaffiature non devono essere eccessive e, in realtà, possono essere anche assenti (soprattutto in caso di coltivazione in pieno campo), considerato che l’aglio resiste bene alla siccità.
Gli unici momenti in cui l’irrigazione si rivela necessaria sono al momento della messa a dimora, per favorire il primo sviluppo della pianta, al momento della raccolta e, in caso di assenza di precipitazioni, in via d’urgenza, anche nel periodo primaverile. In merito alla coltivazione, l’aglio ha poche esigenze nutritive. Evita la concimazione organica nel momento pre-semina perché può causare la formazione di marciumi.

Altre operazioni colturali

È importante mantenere l’aglio al riparo dalle malerbe perché potrebbero ostacolare la crescita della pianta. Funzionali a questo scopo sono le attività di sarchiatura del terreno**. Eseguile periodicamente e con estrema cautela per non danneggiare le radici. Puoi anche pensare di stendere un telo di pacciamatura per evitare la comparsa di erbe infestanti e avventizie. Più informazioni su come scegliere il telo di pacciamatura giusto le trovi in questa guida.
Nella fase finale della coltivazione, poi, è bene eseguire la piegatura del fusto. Il consiglio è effettuarla circa un mese prima dalla raccolta. È un’accortezza importante da adottare perché permette al bulbo interrato di aumentare di volume.

Raccolta e conservazione

La raccolta dell’aglio può essere eseguita in primavera e, in generale, dopo circa 5-6 mesi dalla semina. Un trucco per capire se i bulbi sono pronti per la raccolta è osservare il gambo: se si piega e si svuota, puoi procedere con l’estirpazione manuale delle piante dal terreno con tutta la radice. Se il terreno risulta secco e l’estirpazione si rivela difficoltosa, scava intorno alla pianta con delicatezza.
Una volta raccolte, lascia le piante ad essiccare al sole sul terreno per qualche giorno (circa una settimana). Trascorso questo tempo, ripulisci l’aglio dal terriccio residuo e dalle tuniche esterne rovinate e taglia le radici. Crea delle trecce e appendile in un luogo fresco e asciutto. Se esegui la conservazione nel modo giusto, il tuo aglio sarà protetto per circa 7-8 mesi. Evita assolutamente di conservarlo all’interno di sacchetti di plastica perché i bulbi potrebbero marcire molto velocemente.

Coltivare l’aglio, come avrai avuto modo di intuire, è tutt’altro che difficile. Rimboccati le maniche e metti in pratica i suggerimenti che ti ho fornito per far crescere la pianta rigogliosa e donare ai tuoi piatti un sapore inconfondibile. Se hai domande da fare o qualche passaggio non ti è chiaro, lascia un commento: sono qui per aiutarti!

GiulioM
Esploratore 🔍
26/09/22-09:24 (modificato)

Sei in fase di ristrutturazione o progettazione del tuo spazio all’aperto e non sai quale rivestimento per scala esterna scegliere? Come la facciata dell’edificio, anche le scale fungono da biglietto da visita e, in quanto tali, meritano le dovute attenzioni. Valorizzarle con il rivestimento giusto è importante per connotare l’abitazione sul piano estetico e ottenere un risultato finale all’altezza delle proprie aspettative. Scopriamo insieme quali fattori valutare in fase di scelta e quali sono le soluzioni più di tendenza per rivestire le scale esterne e trasformarle in un accogliente e raffinato benvenuto.


Quale rivestimento per scala esterna scegliere

Il ruolo dei rivestimenti per scale esterne

Scegliere con attenzione il rivestimento per scale esterne è importante perché ti permette di migliorare l’aspetto generale dell’outdoor, sia esso un giardino che un cortile d’ingresso. È un’occasione per decorare l’esterno e donare un accento in più all’atmosfera dei tuoi spazi all’aperto: i rivestimenti giusti aggiungono dettagli architettonici unici alla facciata e rappresentano lo sfondo ideale su cui sistemare fiori e piante che scendono a cascata lungo tutta la scalinata.
I rivestimenti per scale esterne, però, non permettono soltanto di valorizzare l’estetica dell’abitazione. Essi, infatti, se adeguati rispetto al contesto in cui sono inseriti, svolgono anche un importante ruolo funzionale. Di fatti, i gradini sollevano piani e porte dal suolo. In più, se rivestiti del materiale giusto, contribuiscono a mantenere puliti gli ingressi.

I fattori da valutare in fase di scelta

Non sai come orientarti nella scelta del rivestimento per scala esterna? Il primo fattore da valutare è lo stile che hai scelto per arredare il tuo spazio all’aperto. Le soluzioni possibili sono pressoché infinite: alcune, come i rivestimenti in resina, sono più adeguate ai contesti moderni, altre, invece, come i rivestimenti in cotto, sono più adatte da inserire negli spazi all’aperto arredati in stile classico e tradizionale. Naturalmente, non dimenticare di considerare il budget che hai a disposizione, nonché il risultato che desideri trovarti davanti quando, una volta terminati i lavori, volgerai lo sguardo verso la facciata di casa.
Una volta definito lo stile dell’arredamento, il budget a disposizione e il risultato finale che desideri ottenere, puoi passare alla scelta del materiale e del colore del rivestimento per scala esterna. Per quanto riguarda il materiale, presta attenzione non solo all’estetica, ma anche alle performance in termini di resistenza alla intemperie, all’umidità e agli sbalzi di temperatura, sicurezza e resistenza al gelo e al ghiaccio, impermeabilità, resistenza agli urti e alle abrasioni.
Per quanto riguarda il colore, lasciati guidare dallo stile complessivo della proprietà e dall’effetto che vuoi ottenere. In questo caso, le principali alternative sono due: tono su tono o a contrasto. Puoi scegliere un rivestimento per scala esterna che si integri alla perfezione con i colori della facciata, tono su tono: questa soluzione è l’ideale se desideri connotare l’esterno con uno stile lineare e pulito, puntando sulla continuità e l’armonia. Un’altra possibilità è quella di scegliere un rivestimento per scala esterna a contrasto rispetto al colore del rivestimento della facciata. Quale effetto otterrai? Una bellissima scala da esterno che diventerà la protagonista assoluta dell’outdoor e che potranno essere completate e arricchite con ringhiere e corrimano di carattere.


Come scegliere il rivestimento della scala

I 6 materiali più in voga per rivestire le scale esterne

I materiali tra cui puoi scegliere come rivestimento della scala esterna sono numerosi. Esistono soluzioni per tutti i gusti e per ogni tipo di esigenza tecnica e funzionale. Il punto di arrivo è bene che sia la valorizzazione dell’esterno di casa, sia esso in stile classico, industriale, rustico o contemporaneo.

Idee rivestimento scale esterne: il cemento

Uno dei materiali più popolari utilizzati per la costruzione delle scale esterne è il cemento. Se realizzate da esperti e, soprattutto, come parte integrante di un progetto generale ben definito e in linea rispetto alle caratteristiche dell’abitazione, assicurano una grande resa estetica. Le scale esterne sono ancora da realizzare? Optando per il cemento e giocando con forme suggestive (curve, dritte o a spirale), potrai lasciarle così come sono, senza prevedere l’installazione delle piastrelle per rivestirle. Sono estremamente eleganti, garantiscono una lunga durata, non richiedono particolari attenzioni in termini di manutenzione e sono resistenti agli agenti atmosferici. La soluzione perfetta per un outdoor moderno, di ispirazione sia minimal che industrial!

Rivestimento gradini scala esterna in cotto

Se sei alla ricerca di un rivestimento per scala esterna che sappia coniugare alla perfezione bellezza della tradizione ed eleganza dell’architettura moderna, le mattonelle in cotto rappresentano la soluzione ideale. Le scale esterne rivestite con questo materiale sono resistenti alle temperature e alle intemperie, sono antiscivolo e si adattano alla perfezione ad ogni tipo di contesto. Che la tua casa sia un antico casolare di campagna o una villa moderna di nuova costruzione, il rivestimento in cotto è una delle scelte più indicate.

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Soluzione per rivestimento scala

Resina

La resina è un materiale innovativo dalle infinite applicazioni che puoi utilizzare anche per rivestire i gradini della tua scala esterna, beneficiando di numerosi vantaggi. L’effetto estetico è assicurato e hai la possibilità di personalizzare il rivestimento nei minimi dettagli. Puoi scegliere, infatti, tra numerose finiture ed effetti, che imitano una vasta gamma di materiali naturali. Traspirante e versatile, la resina è l’ideale se sei alla ricerca di un rivestimento che sappia donare continuità ai gradini grazie all’assenza di fughe.

Gres porcellanato

In commercio esistono elementi monoblocco senza fughe realizzati in gres porcellanato che possono essere applicati per il rivestimento delle scale esterne. Il gres è un materiale estremamente resistente che imita alla perfezione numerosi materiali naturali, come la pietra, il cotto, il marmo e il legno. I rivestimenti realizzati con questo materiale sono perfetti perché garantiscono: elevata resistenza al calpestio, inalterabilità del colore a contatto con i raggi UV, resistenza alle macchie e alla corrosione, poca manutenzione e proprietà idrorepellenti.

Rivestimento per scala esterna in pietra

Quando si è alla ricerca del materiale in assoluto più resistente da utilizzare per rivestire le scale esterne, la scelta non può che ricadere sulla pietra. Scale rivestite con questo materiale sono in grado di durare anche per migliaia di anni! Sei libero di scegliere il design che preferisci, così da ottenere un risultato finale all’altezza delle tue aspettative e in linea rispetto al contesto di riferimento, che può essere sia urbano che rurale.
Di fatti, le scale esterne rivestite in pietra sono perfette sia per gli ambienti di ispirazione classica che per quelli moderni: in quest’ultimo caso, ti consiglio di giocare con l’illuminazione e di aggiungere alla scalinata dettagli dal forte potere decorativo, come strisce led o faretti da incasso. Indipendentemente dallo stile, montate sulla superficie dei gradini, come le piastrelle, le pietre si integrano alla perfezione agli outdoor verdi e fioriti perché donano un tocco naturalistico che rende l’ambiente paradisiaco.


Idee per il rivestimento scala

Quelli che ti ho fornito sono suggerimenti di cui puoi far tesoro per orientarti nella scelta del rivestimento per scala esterna più adeguato da acquistare. Se hai domande da fare o idee da proporre agli utenti della Community, lascia un commento: sarà felice di risponderti!

GiulioM
Esploratore 🔍
26/09/22-09:16 (modificato)

Stai arredando la cucina e il poco spazio a disposizione ti sembra un ostacolo insormontabile all’abitabilità della stanza? Una metratura ridotta può fare la differenza in termini di organizzazione degli spazi e collocamento degli arredi e dei complementi. Adottando gli accorgimenti giusti, però, la buona riuscita del progetto è assicurata! Per tua fortuna, infatti, l’industria del mobile ha recepito le esigenze di chi deve fare i conti con spazi piuttosto ristretti, proponendo una vasta gamma di soluzioni, tra cui spiccano le mini cucine. Scopriamo cos’è una mini cucina e quali sono i fattori da valutare per donare praticità e comodità a questa stanza della casa, senza rinunciare all’estetica.

Mini cucina: perché sì

Quando si parla di “mini cucina”, si fa riferimento ad una soluzione d’arredamento perfetta per piccoli appartamenti, come monolocali e bilocali, nonché per piccoli uffici e spazi polifunzionali. Una mini cucina è l’ideale all’interno di questi contesti perché permette di sfruttare al meglio lo spazio a disposizione, senza rinunciare alle funzionalità tipiche di una cucina tradizionale di dimensioni standard.
Se, nella tua cucina, gli spazi piccoli rendono difficili movimenti fluidi e ampi, una mini cucina è la soluzione più indicata perché assicura due grandi vantaggi: occupa davvero poco spazio e ti permette di avere sempre tutto a portata di mano. Molto spesso, infatti, le mini cucine sono dotate di ante e mensole: puoi utilizzarle come dispensa, senza essere costretto a grandi spostamenti durante la preparazione dei pasti.

Dimensioni e tipologie di mini cucine

Ti starai sicuramente chiedendo quali sono le dimensioni di una mini cucina per capire se una simile soluzione possa effettivamente adattarsi allo spazio che hai a disposizione. La risposta è dipende. La grandezza delle mini cucine, infatti, varia in base al numero di elettrodomestici ed elementi della struttura. Se lo desideri, però, ne puoi far realizzare una su misura. Generalmente, se si considerano i modelli standard, le mini cucine hanno una lunghezza di circa 90-100 cm e una profondità che si aggira intorno ai 40-50 cm.
In commercio esistono tre principali tipologie di mini cucine: le mini cucine monoblocco, le mini cucine monoblocco a scomparsa e le mini cucine con pensili. Quando parliamo di mini cucine monoblocco, facciamo riferimento ad un unico mobile in blocco che puoi posizionare, ad esempio, al centro della parete. Simili alle cucine monoblocco, le cucine monoblocco a scomparsa si differenziano da queste ultime perché adatte da sistemare all’interno di un armadio o di un mobile delle dimensioni adeguate: in questo caso, una volta che avrai chiuso le ante, la cucina scomparirà. Non ti accorgerai della sua presenza! Infine, le mini cucine con pensili corrispondono in tutto e per tutto alle cucine tradizionali. La differenza? Hanno dimensioni molto più contenute!

Mini cucina monoblocco

Le mini cucine monoblocco sono da considerare come evoluzione delle cucine a incasso. Tra le cucine di piccole dimensioni più diffuse, le mini cucine monoblocco sono innovative, funzionali e adatte alla tua stanza se vivi in un monolocale o hai un angolo cucina davvero molto piccolo. Le riconosci perché si presentano come un blocco unico. Puoi posizionarne una contro la parete, senza necessità di inserire tasselli o piastrelle paraschizzi.
Generalmente, la struttura di una mini cucina monoblocco include un’unica pila di armadi e ante ed è dotata di tutti gli elementi che compongono una zona cottura tradizionale.
Non devi pensare alla mini cucina monoblocco come ad una soluzione di bassa qualità: puoi dotarla di tutti i comfort che desideri, compresi gli elettrodomestici, a patto che, naturalmente, siano più piccoli e abbiano dimensioni salvaspazio rispetto a quelli che si potrebbero trovare in una cucina più spaziosa. I modelli tra cui puoi scegliere sono numerosi: vanno dallo stile moderno a quello più tradizionale.

Mini cucina monoblocco a scomparsa

Una cucina monoblocco a scomparsa è la soluzione più indicata per te se vivi in una monolocale in cui soggiorno e cucina sono di fatto un unico ambiente. È l’ideale per non creare confusione e nascondere alla vista alcuni elementi che potrebbero rendere la stanza disordinata. Come le mini cucine monoblocco, anche quelle a scomparsa si presentano come un blocco unico. La differenza è che queste ultime sono dotate di un meccanismo che le nasconde. Optando per questa soluzione, potrai trasformare la cucina in un elemento d'arredo della zona living!
La chiusura delle mini cucine monoblocco a scomparsa può essere principalmente di due tipi: a serranda o ad ante (a libro o a battente). La chiusura ad ante a battente è la soluzione più classica, ma per la quale ti sconsiglio di optare se lo spazio che hai a disposizione è molto limitato. Le ante aperte, infatti, potrebbero rubare spazio prezioso! Piuttosto, ti suggerisco di preferire le ante a libro. Molto in voga negli ultimi anni sono le cucine monoblocco a scomparsa con chiusura a serranda: assicurano un grande effetto estetico grazie al loro design accattivante, sono pratiche e assicurano una maggiore fruibilità dello spazio.

Mini cucina con pensili

Se proprio non vuoi rinunciare ad una cucina tradizionale e lo spazio te lo consente, opta per una mini cucina con pensili. Ha dimensioni molto più ridotte rispetto ad una cucina tradizionale, ma può comunque essere dotata di mini penisola, perfetta da utilizzare come blocco per separare gli spazi, come piano d’appoggio oppure come superficie per fare colazione o spuntino al volo.

Non sottovalutare il fattore luminosità

La scelta di una mini cucina, in fase di arredamento, può certamente contribuire a rendere la stanza più funzionale, pratica, comoda e accogliente, soprattutto se hai poco spazio a disposizione. Tuttavia, questa scelta non ti libera dalla necessità di prestare attenzione alla luminosità dell’ambiente! Un’ottima illuminazione, infatti, insieme ad una mini cucina, assicurerà alla tua stanza tutto un altro aspetto e la farà sembrare più grande e ariosa.
Parti dalla scelta dei colori. Molto dipende dallo stile che avrai scelto per l’arredamento. Tuttavia, il consiglio è optare per tonalità chiare e neutre, come il panna, il grigio e l’avorio. Sfrutta l’illuminazione come una risorsa preziosa: esalta il fondo della stanza con le luci giuste per conferire una maggiore profondità all’ambiente rispetto alle sue dimensioni reali. Naturalmente, se il tuo desiderio è quello di donare carattere e personalità alla cucina, sei libero di scegliere tonalità più forti e vivaci: il suggerimento, però, è unire questi colori a materiali naturali, come il legno e la pietra, o industriali, come il metallo e il mattone, per creare un’atmosfera intima, confortevole e accogliente. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo sui colori da usare in una cucina piccola.

Come avrai avuto modo di intuire, non c’è bisogno di farsi scoraggiare da uno spazio troppo ristretto. Adottando gli accorgimenti giusti, infatti, potrai creare una mini cucina che nulla avrà da invidiare alle cucine tradizionali! Scegli la soluzione che più si adatta alle tue esigenze e alle caratteristiche dello spazio che hai a disposizione: a lavori ultimati, condividi uno scatto con la Community per ispirare gli altri utenti.

GiulioM
Esploratore 🔍
23/09/22-12:41 (modificato)

Stai ristrutturando o progettando la cucina e sei alla ricerca di una soluzione che possa aiutarti a rendere l’ambiente luminoso e arioso? Preferire alle colonne, alle basi e agli armadietti sospesi delle cucine tradizionali, una soluzione senza pensili è l’ideale, soprattutto se hai poco spazio a disposizione. Vediamo in quali casi realizzare una cucina senza pensili è un’ottima idea, scopriamo quali sono le possibili soluzioni alle criticità che ruotano intorno a questa tendenza che sta spopolando nel mondo dell’interior design e passiamo in rassegna alcune idee da cui trarre ispirazione per mettere a punto un progetto in linea rispetto alle caratteristiche della stanza e al risultato finale che si desidera ottenere.

Cucina senza pensili: perché sì

Che la tua intenzione sia quella di realizzare un ambiente in stile moderno, contemporaneo o industriale oppure in stile country o shabby chic, la cucina senza pensili è una soluzione attuale che si adatta alla perfezione ad ogni tipo di progetto. Di norma associata ad uno stile moderno e ad ambienti in cui regna l’essenzialità, infatti, la cucina senza pensili è perfetta anche all’interno di spazi arredati in stile classico e tradizionale. Ad esempio, se lo stile che hai scelto per l’arredamento è vintage, una cucina senza pensili è la scelta più azzeccata perché ti consente di sostituire gli armadietti sospesi con mensole, credenze, carrellini o armadi che contribuiscono a donare più carattere alla stanza.
È una soluzione consigliata soprattutto in caso di spazi ridotti, open space e ambienti che presentano una serie di vincoli strutturali (come finestre o tetti spioventi). Più nello specifico, realizzare una cucina senza pensili conviene perché:

  • è più delicata rispetto ad una cucina tradizionale: contribuisce a rendere la stanza visivamente più ampia, luminosa e ariosa. Questo fattore ti permette di optare per una palette cromatica scura. Inoltre, l’assenza di pensili e di ombre sui fuochi e sul piano di lavoro assicura maggiori possibilità di scelta per quanto riguarda l’illuminazione;
  • è perfetta per le stanze di piccole dimensioni: optare per una cucina senza pensili significa alleggerire le pareti. Se la stanza che hai a disposizione è di dimensioni modeste, questa soluzione è l’ideale per non appesantirla, oltre che per avere tutto sempre a portata di mano, senza la necessità di raggiungere armadietti disposti troppo in alto;
  • è l’ideale in caso di vincoli strutturali: se nella stanza è presente un soffitto irregolare e spiovente oppure una finestra, una nicchia o una parete in cartongesso che rende difficile la progettazione di una cucina tradizionale e non hai la possibilità di optare per dei moduli su misura, la soluzione senza pensili è la scelta migliore.

Infine, realizzare una cucina senza pensili si rivela un’idea vincente perché permette di personalizzare in modo più deciso la parete che si trova alle sue spalle. Sei libero di dare sfogo alla fantasia e alla creatività. Un suggerimento? Piastrelle eccentriche o una carta da parati dai motivi particolari. Anche le innovative piastrelle in gres effetto carta da parati sono perfette. Il rivestimento, in assenza di pensili che lo nascondono, diventerà il protagonista della stanza e sarà in grado di attirare su di sé tutta l’attenzione!

Criticità e possibili soluzioni per una cucina senza pensili

Lo scetticismo che ruota attorno alla realizzazione di una cucina senza pensili si scontra con una vasta gamma di soluzioni che dimostrano come questa tendenza sia un’ottima idea in molte occasioni. La cucina senza pensili non ti convince perché hai paura di non avere spazio a sufficienza in cui riporre tutto l’occorrente per la preparazione e il consumo dei pasti? La soluzione è optare per basi e piani di lavoro più profondi e capienti. Ricordati, inoltre, che puoi sostituire i pensili con delle credenze e delle mensole portaoggetti. Perché, poi, non sfruttare il muro libero per creare una parete verde di piante aromatiche? L’effetto scenografico è assicurato e il tuo palato te ne sarà grato!
Non puoi rinunciare allo scolapiatti sopra il lavello e non hai la più pallida idea di dove posizionare la cappa? Puoi optare per uno scolapiatti da appoggio o per un tappetino in silicone da sistemare sopra il piano di lavoro e da utilizzare all’occorrenza. Per quanto riguarda la cappa, giungono in tuo soccorso soluzioni moderne e tecnologiche: puoi optare per una cappa da piano, per una cappa da incasso nel soffitto oppure per una cappa a vista da installare sulla parete.

Idee per una cucina senza pensili in base al layout

Oggi, tutte le cucine componibili possono essere realizzate senza pensili, indipendentemente dal layout di riferimento. Adottando qualche piccolo accorgimento, infatti, è possibile ottenere il risultato desiderato e creare una cucina non solo bella da vedere, ma anche funzionale. Ecco alcune idee da cui puoi trarre ispirazione per realizzare una cucina senza pensili lineare, con isola/penisola o angolare dotata di ogni comfort.

Cucina lineare senza pensili

La tua cucina è stretta e lunga oppure destinata ad ospitare anche la zona soggiorno e lo spazio a disposizione è modesto? Una cucina lineare senza pensili è l’ideale per sistemare tutti gli elementi su un’unica parete e non appesantire la stanza. Un’ottima idea è realizzare una cucina lineare senza pensili doppia, sviluppata su due pareti contrapposte. L’ideale per disporre di spazio a volontà e lasciare i fornelli e il piano di lavoro completamente sgombri e ordinati, senza moduli appesi.

Cucina con isola/penisola senza pensili

Il problema della capienza ti preoccupa e lo spazio da sfruttare non manca? Opta per una cucina con isola o penisola senza pensili. L’assenza dei pensili, infatti, può essere compensata dalla presenza dell’isola/penisola, che oltre ad ospitare il piano cottura può essere organizzata in cassetti o ripiani. Questo ti permetterà di avere a disposizione molto spazio extra in cui riporre tutto ciò che desideri tenere a portata di mano.

Cucina angolare senza pensili

Se il layout a cui stai pensando per la tua cucina è angolare, le soluzioni che puoi adottare in assenza dei pensili sono numerose. Un’ottima idea è optare per un’angolatura realizzata di sole basi: in questo modo, la cucina sarà bassa e sviluppata lungo due pareti. In alternativa, puoi installare i pensili solo su un lato della cucina angolare, lasciando l’altro lato completamente libero.

Ti ho convinto a realizzare una cucina senza pensili? Metti a punto il progetto, tenendo conto delle caratteristiche dello spazio che hai a disposizione, delle tue esigenze economiche e del risultato finale che desideri ottenere. Se hai domande da fare o soluzioni da proporre, lascia un commento: sarò felice di risponderti.

Claudia M
Redattrice
23/09/22-11:09 (modificato)

Hai la fortuna di avere un terrazzo dove trascorrere piacevoli momenti di relax all’aria aperta? Questo spazio della casa, come già saprai, richiede una manutenzione regolare. Specialmente durante la stagione invernale, il maltempo, i cambi di temperatura e le forti piogge possono compromettere la struttura e provocare gravi danni. Per evitare che ciò accada e non mettere a rischio il tuo outdoor, il consiglio è agire preventivamente ed intervenire con un’adeguata impermeabilizzazione del terrazzo. Scopriamo perché questa operazione è importante e passiamo in rassegna alcune delle soluzioni più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo.


Impermeabilizzare il terrazzo

Impermeabilizzazione del terrazzo: perché è così importante?

I terrazzi sono spazi molto apprezzati durante la bella stagione perché permettono di trascorrere del tempo all’aria aperta senza allontanarsi da casa. Durante l’inverno, però, sono esposti agli agenti atmosferici, i quali rappresentano un potenziale fattore di rischio per la conservazione dell’edificio. L’acqua, infatti, è pericolosa perché provoca un graduale deterioramento della superficie calpestabile esterna (se non realizzata a regola d’arte) e, a lungo andare, causa infiltrazioni che vanno ad intaccare la struttura in ogni sua parte.
Oltre che per queste ragioni, l’impermeabilizzazione del terrazzo è essenziale se, ad esempio, stai valutando l’idea di realizzare un giardino pensile. Manutenzione ordinaria e, in caso di necessità, interventi di manutenzione straordinaria sono essenziali. Se il tuo terrazzo mostra evidenti segni di usura, nonché danni provocati dall’acqua, intervieni immediatamente con un’adeguata impermeabilizzazione. Naturalmente, il consiglio è effettuare l’impermeabilizzazione del terrazzo preventivamente, così da evitare danni e problemi di ogni sorta alla struttura.


Perché impermeabilizzare il terrazzo

Presta attenzione allo stato del massetto e alla pendenza

Devi impermeabilizzare il pavimento del terrazzo? Prima di intervenire, controlla lo stato del massetto e la pendenza della superficie. Il massetto deve essere privo di ristagni, avere la giusta inclinazione e conferire al pavimento una pendenza tale da consentire all’acqua di scorrere correttamente. Per accertarti che ciò avvenga osserva attentamente lo scorrere dell’acqua: se scivola sul pavimento in modo regolare, il massetto è in ordine.
Se, invece, l’acqua non scorre in modo adeguato, è possibile che il massetto abbia un’inclinazione sbagliata. Nei casi più gravi, potrebbero essersi formati dei ristagni d’acqua: consulta subito un professionista! Se, invece, non ci sono ristagni e l’unico problema è la pendenza, puoi intervenire con prodotti appositi e risolvere l’anomalia. In ogni caso, intervieni tempestivamente perché queste condizioni potrebbero influire negativamente sull’efficacia degli interventi di impermeabilizzazione.

Come impermeabilizzare un terrazzo: soluzioni e prodotti

Se il massetto è in ordine e la superficie calpestabile ha la giusta pendenza, puoi procedere all’impermeabilizzazione del terrazzo. Ma come scegliere i prodotti impermeabilizzanti da utilizzare? Scopriamo quali sono i più efficaci: dalle resine impermeabilizzanti per terrazzi alle membrane trasparenti, dalle guaine ai liquidi impermeabilizzanti.

Resina impermeabilizzante

Una delle soluzioni in assoluto più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo è la resina. Questa può essere applicata direttamente sulla superficie calpestabile: consente di impermeabilizzare il terrazzo senza togliere il pavimento e assicura un risparmio non indifferente rispetto ad altre soluzioni! Inoltre, garantisce una buona protezione. La resina, infatti, grazie alle sue caratteristiche, riesce a penetrare in ogni intercapedine del pavimento, senza lasciare spazi scoperti.
Le resine impermeabilizzanti per terrazzi sono l’ideale se desideri fare un lavoro pulito: è sufficiente stendere il prodotto idrorepellente su tutto il perimetro del terrazzo e aspettare che si asciughi. Una volta asciutta e perfettamente aderente al pavimento, la resina diventa impermeabile e trasparente. Se opti per questa soluzione, però, tieni a mente che non è definitiva. Il trattamento, infatti, per risultare efficace dovrà essere ripetuto periodicamente.


Come impermeabilizzare il terrazzo

Membrana impermeabilizzante

Una valida alternativa alle resine impermeabilizzanti per terrazzi sono le membrane. Trasparenti, elastiche e resistenti, devono essere stese su tutto il pavimento, senza bisogno di rimozione. Sono perfette per te se hai necessità di risolvere il problema delle infiltrazioni d’acqua rapidamente o se sei alla ricerca di una soluzione non invasiva. Il pavimento diventerà più elastico e lo stato di usura della superficie migliorerà notevolmente!

Guaina impermeabilizzante

Il pavimento del tuo terrazzo versa in una situazione disastrosa? In questo caso, la soluzione più indicata è procedere con l’applicazione di una guaina impermeabilizzante sulla superficie preesistente, sulla quale poi applicare un nuovo pavimento. Non sono necessari lavori di demolizione: è una soluzione veloce e sicuramente meno dispendiosa rispetto al rifacimento del pavimento. Quest’ultimo, però, tieni presente che sarà più alto di qualche centimetro.

Liquido impermeabilizzante

Pensato per impermeabilizzare velocemente il terrazzo, il liquido impermeabilizzante è l’ideale per proteggere i pavimenti in ceramica dalle infiltrazioni d’acqua e dall’usura. La procedura da seguire per applicare il prodotto è davvero semplice. Con un po’ di olio di gomito pulisci bene il terrazzo e, aiutandoti con un pennello, stendi il liquido su tutta la superficie. Passata la prima mano, attendi qualche ora prima di procedere con la seconda. Una volta asciutto, il liquido sarà invisibile e il pavimento sarà adeguatamente impermeabilizzato. Per assicurare alla superficie una tenuta perfetta, ripeti il trattamento periodicamente.

E se il pavimento da impermeabilizzare è in legno?

Se il pavimento del tuo terrazzo è in legno, come già saprai, sono necessarie attenzioni in più in fase di manutenzione. Nonostante, prima di essere posato, qualsiasi pavimento in legno venga sempre appositamente trattato per resistere agli agenti atmosferici, gli interventi di manutenzione devono essere eseguiti con una certa regolarità. Sarai felice di sapere che le soluzioni fino a qui illustrate possono essere applicate su tutti i tipi di pavimento. L’unica cosa che devi fare è leggere con attenzione, in fase di acquisto, l’etichetta del prodotto: accertati che sia adatto anche ai pavimenti in legno!


Consigli per impermeabilizzare il terrazzo

L’impermeabilizzazione del terrazzo è fondamentale per preservare la struttura dell’edificio dall’insorgere di eventuali problemi causati dall’usura e dalle infiltrazioni d’acqua. Metti in pratica i suggerimenti che ti ho fornito, facendo attenzione a scegliere il prodotto che più si adatta alle tue esigenze e alle caratteristiche del tuo pavimento. Con gli accorgimenti giusti, potrai eseguire il trattamento senza commettere errori e goderti il tuo spazio all’aperto senza preoccupazioni. Se qualcosa non ti è chiaro o hai soluzioni alternative da proporre agli utenti della Community, lascia un commento.

Samuele.M
Esploratore 🔍
23/09/22-11:01 (modificato)

La tua casa è piccola e non sai dove sistemare la lavatrice? Non sempre si ha la possibilità di ricavare una stanza da adibire a lavanderia oppure un secondo in cui sistemare l’elettrodomestico. Se questo è il tuo caso e sei costretto a sacrificare altre stanze della casa, come la cucina, non preoccuparti: adottando gli accorgimenti giusti e prestando molta attenzione alle dimensioni della lavatrice, potrai ottenere un risultato finale soddisfacente, sia in termini di resa estetica che di ottimizzazione degli spazi.

Lavatrice: le dimensioni più diffuse

Il fattore che gioca un ruolo determinante quando si sceglie di inserire la lavatrice in cucina è la dimensione, soprattutto se l’intenzione è quella di nasconderla alla vista. Le dimensioni tra cui è possibile scegliere sono numerose. Le lavatrici di dimensione standard sono le più diffuse e misurano 60 cm sui lati e 90 cm di altezza. Generalmente, sono a carica frontale. Anche le lavatrici di dimensione standard a carica dall’alto hanno una profondità di circa 60 cm.
Se la lavatrice è destinata ad occupare spazi molto ristretti, l’ideale è optare per un modello slim. Le dimensioni di una lavatrice slim corrispondono ad una profondità che varia dai 35 ai 45 cm. Esistono elettrodomestici anche più piccoli e compatti, ma generalmente difficili da reperire in commercio. Le lavatrici grandi ed extra large sono adatte alle famiglie molto numerose, nonché alle famiglie che effettuano lavaggi frequenti nell’arco di una giornata o della settimana. Questi modelli sono molto ingombranti e possono arrivare ad avere un carico massimo di circa 10-11 kg.

Sistemare la lavatrice in cucina

In bagno proprio non c’è spazio e l’unico posto in cui puoi sistemare l’elettrodomestico è la cucina? Adottando gli accorgimenti giusti e prestando attenzione alle dimensioni della lavatrice, non rovinare la visione d’insieme sarà un gioco da ragazzi. Scopriamo insieme quali sono le soluzioni migliori per inserire la lavatrice in cucina senza influire negativamente sull’arredamento, sia che tu scelga di nasconderla sia che tu scelga di tenerla a vista.

Come nascondere la lavatrice in cucina

Inserire la lavatrice in cucina, nascondendola, è una scelta che porta con sé numerosi vantaggi. Innanzitutto, camuffare la lavatrice, magari sfruttando nicchie e vani già presenti all’interno della stanza, significa sfruttare in modo funzionale lo spazio libero che si ha a disposizione. In secondo luogo, se la lavatrice è nascosta alla vista, anche gli antiestetici tubi/fili lo saranno.
Lo svantaggio principale risiede nel fatto che proprio i tubi, i fili e i giunti di fognatura saranno sì nascosti, ma difficili da raggiungere all’occorrenza perché posizionati all’interno, dietro l’elettrodomestico. In caso di emergenza, perdite o interventi di riparazione, potresti riscontrare qualche difficoltà.
Per nascondere l’elettrodomestico senza commettere errori il punto di partenza è prestare attenzione alle dimensioni della lavatrice. Il consiglio è acquistarne una che abbia una profondità ridotta e sfruttare le parti inferiori delle dispense o delle credenze della cucina come contenitore. Se opti per questa soluzione, in fase di progettazione presta molta attenzione a tutti gli elementi tecnici, così da avere la certezza che la lavatrice entri nello scomparto che hai individuato.
Se all’interno della stanza è presente una penisola o un’isola, un’ottima idea è optare per una lavatrice slim e sfruttare il bancone per inserire l’elettrodomestico al suo interno. In alternativa, nascondi la lavatrice in un mobile appositamente progettato per accoglierla. Questa soluzione è la più adatta se sotto il piano di lavoro ci sono spazi liberi. In questo modo, avrai la certezza di collocare la lavatrice all’interno di un spazio adeguato alle sue dimensioni. Se ben progettato, inoltre, il mobile riuscirà a garantire un eccellente isolamento termico e ad assorbire il rumore dell’elettrodomestico durante il funzionamento.

Il limite di nascondere la lavatrice all’interno di un mobile appositamente creato è la corrispondenza tra la sua capienza e le dimensioni della lavatrice. Se, infatti, per qualsiasi ragione, la tua lavatrice dovesse guastarsi, sarai costretto ad acquistare un modello delle stesse dimensioni, se desideri collocare l’elettrodomestico all’interno dello stesso spazio. Naturalmente, se la lavatrice da sostituire è di dimensioni standard e ne acquisti un’altra dello stesso tipo, questo problema non sussiste.
Se lo spazio te lo consente, e oltre alla lavatrice hai la necessità di trovare un posto anche all’asciugatrice, opta per un mobile a colonna. Potrai impilare i due elettrodomestici e nasconderli all’interno di un unico mobile. Fai attenzione sempre che ci sia un margine di tolleranza tra le dimensioni della lavatrice e dell’asciugatrice e le dimensioni del mobile.
Ti stai chiedendo se puoi impilare lavatrice e asciugatrice di dimensioni diverse? Dipende. La lavatrice deve avere una profondità maggiore o uguale all’asciugatrice. Quest’ultima, se molto più grande della lavatrice, non può essere impilata, perché durante la centrifuga cadrebbe. Ricordati che non è possibile sistemare la lavatrice sopra l’asciugatrice perché la prima è più pesante e la centrifuga la farebbe cadere.

Lasciare la lavatrice a vista: perché no?

Se non vuoi o non puoi nascondere la lavatrice in cucina, l’unica opzione possibile è lasciarla a vista. Optare per questa soluzione non deve scoraggiarti perché con gli accorgimenti giusti non dovrai rinunciare allo stile e non sarai costretto a sacrificare l’estetica dell’arredamento. Il consiglio è optare per una lavatrice di ultima generazione, che addirittura potrà aiutarti a dare un tocco di originalità in più alla stanza! In commercio, infatti, esistono modelli estremamente belli, che oltre ad essere rinomati per le loro indubbie qualità estetiche, sono anche silenziosi ed ecologici.
Se la soluzione freestanding non ti convince, desideri nascondere alla vista i tubi e i fili e hai a disposizione una nicchia oppure hai la possibilità di ricavarne una, sfruttala per sistemare la lavatrice. Se nella stanza non sono presenti nicchie, ma c’è uno spazio libero sotto il piano di lavoro, sistema lì la lavatrice, senza applicare un pannello per coprirla. In questo modo la lascerai a vista. Ancora una volta, il consiglio è optare per un modello moderno ed elegante, così che l’elettrodomestico non stoni e non crei confusione all’interno della stanza.

Che tu scelga di nascondere lavatrice in cucina oppure tenerla a vista, il consiglio è evitare di mettere in azione l’elettrodomestico durante i pasti, così che tu non debba estrarre il bucato pulito e profumato durante la cottura dei cibi. Le soluzioni che ti ho proposto sono solo alcune delle alternative possibili. Se hai altre idee, condividile con gli utenti della Community lasciando un commento.

Samuele.M
Esploratore 🔍
23/09/22-10:49 (modificato il 08/03/24-15:35)

Anche se credi di essere un esperto dei mestieri domestici, è possibile che tu non abbia mai saputo sfruttare a pieno le potenzialità della tua lavatrice. Non di rado, infatti, capita che, un po’ per abitudine e un po’ per pigrizia, si utilizzino sempre gli stessi programmi. Per poter fare un lavaggio completo ed impeccabile, oltre a conoscere l’elettrodomestico e i suoi comandi, bisogna interpretare le indicazioni presenti sull’etichetta di ogni capo. Conoscere tutte le icone è di grande aiuto per scoprire soluzioni di pulizia alternative, perfette per migliorare la qualità del bucato e ottenere un ingente risparmio in termini di tempo e consumo energetico. Passiamo in rassegna i principali simboli della lavatrice e scopriamo insieme quando è consigliabile utilizzarli.

Lavatrice e cesto portabiancheria

Simboli della lavatrice: Cosa significano

La miriade di icone presenti sul cruscotto ti confonde? La soluzione è scoprire il significato che si nasconde dietro ciascuna delle icone presenti sull’elettrodomestico. Sarai felice di sapere che, in tempi recenti, per aiutare gli utilizzatori ad orientarsi in fase di interpretazione, l’Unione Europea ha avviato un processo di universalizzazione dei simboli: ciò significa che, persino se hai a che fare con un elettrodomestico di produzione non italiana, la lettura non cambia.
Prima di spiegarti nel dettaglio quali sono i principali e come fare per decifrarli, è bene che tu sappia che ogni soluzione di lavaggio è il risultato della combinazione di diversi fattori, tra cui la durata, la temperatura, il peso, la presenza/assenza delle centrifuga, ecc. È per questo motivo che, molto spesso, i brand utilizzano grafiche, solo apparentemente, indecifrabili. Non temere, ti guidiamo step by step nell’interpretazione:

  1. Usa i simboli di pre-lavaggio, detersivo e ammorbidente per avviare il ciclo
  2. Scegli con cura i simboli di lavaggio
  3. Scopri i simboli dedicati ai tessuti
  4. Non sottovalutare i simboli delle bacinelle
  5. Conosci tutte le possibilità di centrifuga

Simboli - esempio 1

1. Usa i simboli di pre-lavaggio, detersivo e ammorbidente per avviare il ciclo

Dopo aver posizionato il tuo carico all’interno del cestello, dovrai pensare ai prodotti per la pulizia selezionandoli di buona qualità e optando per quelli idonei ai tessuti da detergere. Una volta aperto il cassettino ti troverai davanti a 3 scomparti, ciascuno dei quali è pensato per distribuire un prodotto specifico durante la fase di pulizia. Il punto di partenza è la lettura dei disegni presenti nello scomparto dedicato al pre-lavaggio, al detersivo e all’ammorbidente:

  • Simbolo del pre-lavaggio (“I” maiuscola). Qui puoi inserire la candeggina, uno smacchiatore oppure una dose aggiuntiva di detergente.
  • Simbolo del detersivo (“II” maiuscole). Questa sezione, invece, è dedicata al detergente vero e proprio. Ti consiglio di consultare il manuale d’istruzioni per capire quando utilizzarlo liquido e quando in polvere, con particolare attenzione alla temperatura.
  • Simbolo dell’ammorbidente (fiore). In questo vano inserirai il prodotto, indispensabile per rendere il bucato morbido e profumato. È possibile che, all’interno della vaschetta, sia presente la scritta “MAX” che indica il limite da non superare quando lo si versa.

Tieni a mente che la struttura e l’ordine variano a seconda del modello: è possibile che, infatti, il tuo elettrodomestico sia sprovvisto di una sezione o che il posizionamento risulti invertito.

Simboli - esempio 2

2. Scegli con cura i simboli di lavaggio

I programmi di lavaggio, in linea di massima, vengono indicati sempre con gli stessi disegni ma ricorda che ogni produttore può scegliere per sé. Ciò non toglie che l’iconografia univoca è la pratica attualmente più diffusa per aiutare gli utilizzatori che, come te, hanno difficoltà ad orientarsi nell’utilizzo della lavatrice. Quelli più comuni di questa categoria sono:

  • Rapido/Veloce. Spesso indicato con un fulmine o la parola "Rapido", questo ciclo è per pulizie veloci, ideale per rinfrescare capi poco sporchi in breve tempo.
  • Eco. Può assomigliare a una foglia o avere la scritta "Eco". Questo programma è progettato per essere efficiente dal punto di vista energetico, utilizzando meno acqua ed energia. La durata può essere più lunga per ottimizzare il risparmio energetico.
  • Centrifuga. Rappresentato da una spirale, aiuta a rimuovere l’eccesso di acqua dai tessuti. Le impostazioni possono variare in intensità.
  • Antipiega/Soft. Viene rappresentato da una camicia con una linea sotto, è progettato per ridurre la formazione di pieghe sui tessuti, facilitando la stiratura.
  • Prelavaggio. Solitamente indicato da un disegno che assomiglia a una vasca con un'acqua che scorre, puoi usarlo per indumenti molto sporchi che necessitano di un trattamento preliminare prima del ciclo principale.

Simboli - esempio 3

3. Scopri i simboli dedicati ai tessuti

Conoscere il significato delle icone è indispensabile per avviare il programma che più si adatti alla tipologia di abbigliamento che intendi lavare. Ecco quelli più comuni per quanto riguarda i tessuti:

  • Simbolo del cotone (t-shirt o fiore di cotone). Con questo programma puoi lavare tutti i prodotti in cotone, come camicie, lenzuola e magliette. Nonostante i tessuti in cotone siano generalmente forti e resistenti, ti consiglio di leggere attentamente le etichette perché quelli più delicati potrebbero richiedere, ad esempio, un lavaggio senza centrifuga. Alcuni modelli permettono di scegliere tra quelli per il cotone, distinti per temperatura (90°, 60° o 40°).
  • Simbolo della lana (gomitolo). Delicato e solitamente di breve durata, è consigliato per lavare gli indumenti in lana. Il consiglio è non caricare eccessivamente il cestello e impostare una centrifuga a pochi giri.
  • Simbolo della seta (farfalla o fazzoletto). Trattandosi di indumenti molto delicati, generalmente, si lavano a freddo o impostando temperature molto basse e senza centrifugare;
  • Simbolo dei sintetici (triangolo). È adatto alla pulizia dei tessuti sintetici, ovvero indumenti in acrilico, poliammide, poliestere, ecc. Nonostante siano generalmente molto resistenti, può capitare che alcuni richiedano centrifughe più delicate e temperature più basse.

Come avrai avuto modo di intuire, per ottimizzare la qualità del bucato e non correre alcun rischio, è indispensabile non solo scegliere il programma più adatto rispetto al tessuto, ma anche leggere con attenzione l’etichetta dei vestiti, che riporta informazioni importanti circa la modalità di pulizia più adeguata da adottare.

Bacinelle

4. Non sottovalutare i simboli delle bacinelle

Oltre a quelli già citati, ci sono alcune icone aggiuntive che possono aiutarti a personalizzare ulteriormente l’utilizzo:

  • Simbolo del lavaggio a mano (bacinella con dentro raffigurata una mano). Il programma, a basse temperature e con una centrifuga ridotta al minimo, è indicato per lavare i più delicati.
  • Simbolo del risciacquo (bacinella piena d’acqua). Avviarlo è l’ideale per eliminare tutti i residui dei prodotti utilizzati, come il detersivo, lo smacchiatore o la candeggina.
  • Simbolo dello scarico (bacinella piena d’acqua con una freccia rivolta verso il basso). Risulta molto utile quando, durante l’avvio precedente, sembra non aver espulso correttamente tutta l’acqua.

Lavatrice con display di ultima generazione

5. Conosci tutte le possibilità di centrifuga

Non possono mancare, poi, il simbolo della centrifuga e i simboli di tempo e blocco. È indicata da una spirale e corrisponde alla velocità di rotazione del cestello in cui vengono riposti i vestiti per il lavaggio. Più il valore della centrifuga è alto, più l’acqua in eccesso viene rimossa dagli indumenti per evitare che escano troppo bagnati. Per quanto riguarda, invece, i simboli di tempo e blocco, questi sono i principali:

  • Simbolo di accensione/spegnimento della lavatrice (cerchio con una linea verticale).
  • Simbolo di programmazione (orologio). È utile per programmare l’avvio.
  • Simbolo di avvio/pausa (triangolino rivolto verso destra e due linee verticali). Serve per mettere in pausa e riavviarlo in un secondo momento.
  • Simbolo di blocco per bambini (lucchetto o icona raffigurante un bambino).

Orientarsi, come avrai notato, è un’impresa tutt’altro che impossibile. Con un po’ di buona volontà, prenderai dimestichezza con tutte le funzioni che il tuo elettrodomestico ha da offrire. Il risultato sarà un bucato perfetto e sempre profumato! Se qualcosa non ti è chiaro o hai bisogno di chiarimenti su una o più icone che proprio non riesci a decifrare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!
Questa guida potrà esserti utile non solo per sfruttare il 100% del potenziale del tuo elettrodomestico ma anche per imparare come risparmiare con la lavatrice, riducendo considerevolmente sprechi e consumi.

Lavatrice con carica dall'alto

Ora sei un vero guru del bucato e hai tutte le info tecniche per capire quali simboli sono preziosi per il tuo lavaggio personalizzato ma se hai dubbi o consigli non esitare: pubblicali nei commenti e interagisci con la community.

Claudia M
Redattrice
23/09/22-10:39 (modificato)

Il colore vivace del ciclamino e il suo profumo intenso ti hanno convinto a coltivarne uno in casa o in giardino, ma sei preoccupato perché il tuo pollice verde è un po’ arrugginito? Non preoccuparti: il ciclamino è una pianta che non richiede attenzioni particolari. Bastano pochi accorgimenti per vederlo crescere rigoglioso e godere dei colori vivaci dei suoi fiori. Scopriamo insieme come coltivare la pianta sia in giardino che in vaso e come prendersi cura del ciclamino per mantenerlo sempre in perfetta salute e vederlo fiorire di anno in anno, dall’inverno alla primavera.

Quali sono le specie di ciclamino più coltivate in Italia?

Il ciclamino è una pianta invernale di origine mediterranea, africana e asiatica, particolarmente apprezzata per il colore dei suoi fiori, che vanno dal bianco al rosso. Le specie presenti in natura sono numerose, circa 20. In Italia, però, quelle più diffuse sono 3:

  • il ciclamino “hederifolium” o “neapolitanum”, anche detto “ciclamino napoletano”: resistente e facile da coltivare, fiorisce da agosto a novembre. Tollera bene le basse temperature e i suoi fiori colorati di bianco o rosa spuntano poco prima delle foglie, le quali tendono a rimanere verdi per tutto l’inverno, prima di appassire con l’arrivo del caldo estivo;
  • il ciclamino “purpurascens” o "europaeum", anche detto “ciclamino d’Europa”: oltre ad essere uno dei pochi ciclamini profumati, è anche l’unico che fiorisce durante la stagione estiva (da agosto a settembre). È perfetto da coltivare in vaso e i suoi fiori sono di colore rosa;
  • il ciclamino “repandum” o “romanum”, anche detto “ciclamino primaverile”: perfetto da coltivare in giardino, è dotato di foglie di colore verde scuro e a chiazze grigio-verdi. I fiori sono di colore porpora e spuntano tra i mesi di aprile e maggio.

Qualsiasi specie tu scelga di coltivare, se le riservi cure amorevoli, la pianta sarà in grado di regalarti splendide fioriture anche per 4 o 5 anni consecutivi.

Coltivazione in giardino

Hai la fortuna di avere un giardino? Coltiva il ciclamino a terra, avendo l’accortezza di posizionarlo all’ombra e, se possibile, nelle immediate vicinanze di siepi o grandi alberi, per evitare il contatto diretto con il sole e tenerlo al riparo dal vento e dal gelo. Allo stesso tempo, è indispensabile che la pianta si trovi in luogo ben arieggiato perché il ciclamino è soggetto alla formazione di muffe.
Assicurati che il terreno sia ben drenato, soffice e umido. Se ti sembra argilloso, è sufficiente aggiungere un po’ di sabbia. Prima della messa a dimora della pianta, ti consiglio di arricchire il terreno con del concime o con del letame maturo per prepararlo ad accogliere il ciclamino e assicurare alla pianta la giusta fertilità.

Coltivazione del ciclamino in vaso

Se non disponi di uno spazio all’aperto in cui coltivare il tuo ciclamino, puoi optare per la coltivazione in vaso. I ciclamini, infatti, crescono bene anche in casa. Se opti per questa soluzione, però, presta attenzione a dove posizioni la pianta: la temperatura non deve mai superare i 15°C e l’esposizione diretta ai raggi del sole, nonché la vicinanza a fonti di calore (come i termosifoni), vanno evitate.
Sistema il ciclamino in un luogo luminoso e, adottando le accortezze che ti ho suggerito, la tua pianta potrà continuare a crescere e a fiorire anche fino ad aprile! La semina deve essere fatta tra i mesi di luglio e settembre, sistemando i semi all’interno di un semenzaio o di un vaso rettangolare, avendo cura di mescolarli con un po’ di sabbia. Aggiungi del terriccio e procedi con la prima annaffiatura (molto leggera).
Per favorire il mantenimento della temperatura, il consiglio è avvolgere il vaso in una plastica trasparente. Rimuovila almeno due volte a settimana per fare arieggiare la pianta e annaffiare il terreno, se asciutto. Tendenzialmente, dopo circa un mese, spunteranno i primi germogli. A questo punto, rimuovi il rivestimento, scegli le piantine più forti e posizionale nel vaso definitivo (preferibilmente di terracotta).
Somministra del fertilizzante liquido almeno una volta ogni due settimane, senza esagerare con le irrigazioni e assicurandoti che l’acqua in eccesso defluisca sempre dal vaso per evitare ristagni. Specialmente durante la stagione invernale, quando la casa è più calda, per fare in modo che il ciclamino non risenta delle temperature elevate, il consiglio è utilizzare un nebulizzatore per vaporizzare le foglie. In fase di irrigazione, infatti, bisogna cercare di non bagnare troppo i fiori e le foglie per evitare la formazione di muffe.
Terminata la prima stagione di fioritura, puoi effettuare il rinvaso e trasferire il tuo ciclamino in un contenitore più grande. Compatta il nuovo terriccio, copri con del muschio o della pacciamatura di corteccia. In questo modo, potrai creare per la tua piantina una splendida dimora effetto nature!

Come prenderti cura del tuo ciclamino step by step

Dopo aver messo a dimora il tuo ciclamino, per vederlo crescere rigoglioso e lasciarti stupire dalle sue magnifiche fioriture colorate, devi prendertene cura nel modo corretto. Scopriamo insieme qual è la procedura da seguire: dall’irrigazione alla concimazione, fino ai lavori da fare durante la fase di riposo vegetativo.

L’irrigazione

Hai scelto di coltivare il ciclamino in vaso? Annaffialo con moderazione, accertandoti sempre che, prima di ogni nuova irrigazione, il terriccio sia quasi completamente asciutto. Durante la fase di riposo vegetativo, le irrigazioni dovranno essere meno frequenti, ma mai sospese del tutto. Se, invece, hai optato per la coltivazione in giardino, sono previste irrigazioni ancora meno frequenti perché, essendo le temperature esterne più basse durante l’autunno e l’inverno, la pianta riesce a mantenere meglio l’umidità del terreno.

La concimazione

Per i ciclamini coltivati all’aperto, un compost fai-da-te va più che bene. Per le piante coltivate in vaso, invece, il consiglio è somministrare del concime liquido diluito con acqua, almeno una volta ogni due settimane. In questo modo, potrai favorire la fioritura della pianta e assicurare al tuo ciclamino salute e bell’aspetto!

Cosa fare quando il ciclamino entra nella fase di riposo vegetativo?

Durante la stagione primaverile, i ciclamini entrano nella fase di dormienza, ovvero nel periodo di riposo vegetativo. L'attività vegetative inizia a diminuire, fino ad arrestarsi completamente in estate. Non spaventarti se il tuo ciclamino ha le foglie gialle: in questa fase è bene lasciare che le foglie ingialliscano e appassiscano. In autunno, si rinnoveranno! Sospendi le irrigazioni e le concimazioni. Quando le foglie saranno seccate, tagliale, trasferisci la pianta (anche quella coltivata a terra, se sei un bravo giardiniere) e sistemala in un luogo fresco e asciutto. Terminata la stagione estiva, a settembre, sistema nuovamente il ciclamino in un luogo luminoso e arioso, riprendendo con le irrigazioni e le concimazioni.

Come avrai notato, il ciclamino è una pianta che è in grado di regalare splendide fioriture a fronte di cure davvero esigue. Sia che tu scelga di coltivarlo in vaso sia che tu scelga di optare per la coltivazione in piena terra, con i suggerimenti che ti ho fornito potrai prendertene cura senza commettere errori. Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai domande da fare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!