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Claudia M
Redazione
09/23-11:09

Impermeabilizzazione del terrazzo: soluzioni e prodott...

Hai la fortuna di avere un terrazzo dove trascorrere piacevoli momenti di relax all’aria aperta? Questo spazio della casa, come già saprai, richiede una manutenzione regolare. Specialmente durante la stagione invernale, il maltempo, i cambi di temperatura e le forti piogge possono compromettere la struttura e provocare gravi danni. Per evitare che ciò accada e non mettere a rischio il tuo outdoor, il consiglio è agire preventivamente ed intervenire con un’adeguata impermeabilizzazione del terrazzo. Scopriamo perché questa operazione è importante e passiamo in rassegna alcune delle soluzioni più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo. Impermeabilizzazione del terrazzo: perché è così importante? I terrazzi sono spazi molto apprezzati durante la bella stagione perché permettono di trascorrere del tempo all’aria aperta senza allontanarsi da casa. Durante l’inverno, però, sono esposti agli agenti atmosferici, i quali rappresentano un potenziale fattore di rischio per la conservazione dell’edificio. L’acqua, infatti, è pericolosa perché provoca un graduale deterioramento della superficie calpestabile esterna (se non realizzata a regola d’arte) e, a lungo andare, causa infiltrazioni che vanno ad intaccare la struttura in ogni sua parte. Oltre che per queste ragioni, l’impermeabilizzazione del terrazzo è essenziale se, ad esempio, stai valutando l’idea di realizzare un giardino pensile. Manutenzione ordinaria e, in caso di necessità, interventi di manutenzione straordinaria sono essenziali. Se il tuo terrazzo mostra evidenti segni di usura, nonché danni provocati dall’acqua, intervieni immediatamente con un’adeguata impermeabilizzazione. Naturalmente, il consiglio è effettuare l’impermeabilizzazione del terrazzo preventivamente, così da evitare danni e problemi di ogni sorta alla struttura. Presta attenzione allo stato del massetto e alla pendenza Devi impermeabilizzare il pavimento del terrazzo? Prima di intervenire, controlla lo stato del massetto e la pendenza della superficie. Il massetto deve essere privo di ristagni, avere la giusta inclinazione e conferire al pavimento una pendenza tale da consentire all’acqua di scorrere correttamente. Per accertarti che ciò avvenga osserva attentamente lo scorrere dell’acqua: se scivola sul pavimento in modo regolare, il massetto è in ordine. Se, invece, l’acqua non scorre in modo adeguato, è possibile che il massetto abbia un’inclinazione sbagliata. Nei casi più gravi, potrebbero essersi formati dei ristagni d’acqua: consulta subito un professionista! Se, invece, non ci sono ristagni e l’unico problema è la pendenza, puoi intervenire con prodotti appositi e risolvere l’anomalia. In ogni caso, intervieni tempestivamente perché queste condizioni potrebbero influire negativamente sull’efficacia degli interventi di impermeabilizzazione. Come impermeabilizzare un terrazzo: soluzioni e prodotti Se il massetto è in ordine e la superficie calpestabile ha la giusta pendenza, puoi procedere all’impermeabilizzazione del terrazzo. Ma come scegliere i prodotti impermeabilizzanti da utilizzare? Scopriamo quali sono i più efficaci: dalle resine impermeabilizzanti per terrazzi alle membrane trasparenti, dalle guaine ai liquidi impermeabilizzanti. Resina impermeabilizzante Una delle soluzioni in assoluto più efficaci per impermeabilizzare il terrazzo è la resina. Questa può essere applicata direttamente sulla superficie calpestabile: consente di impermeabilizzare il terrazzo senza togliere il pavimento e assicura un risparmio non indifferente rispetto ad altre soluzioni! Inoltre, garantisce una buona protezione. La resina, infatti, grazie alle sue caratteristiche, riesce a penetrare in ogni intercapedine del pavimento, senza lasciare spazi scoperti. Le resine impermeabilizzanti per terrazzi sono l’ideale se desideri fare un lavoro pulito: è sufficiente stendere il prodotto idrorepellente su tutto il perimetro del terrazzo e aspettare che si asciughi. Una volta asciutta e perfettamente aderente al pavimento, la resina diventa impermeabile e trasparente. Se opti per questa soluzione, però, tieni a mente che non è definitiva. Il trattamento, infatti, per risultare efficace dovrà essere ripetuto periodicamente. Membrana impermeabilizzante Una valida alternativa alle resine impermeabilizzanti per terrazzi sono le membrane. Trasparenti, elastiche e resistenti, devono essere stese su tutto il pavimento, senza bisogno di rimozione. Sono perfette per te se hai necessità di risolvere il problema delle infiltrazioni d’acqua rapidamente o se sei alla ricerca di una soluzione non invasiva. Il pavimento diventerà più elastico e lo stato di usura della superficie migliorerà notevolmente! Guaina impermeabilizzante Il pavimento del tuo terrazzo versa in una situazione disastrosa? In questo caso, la soluzione più indicata è procedere con l’applicazione di una guaina impermeabilizzante sulla superficie preesistente, sulla quale poi applicare un nuovo pavimento. Non sono necessari lavori di demolizione: è una soluzione veloce e sicuramente meno dispendiosa rispetto al rifacimento del pavimento. Quest’ultimo, però, tieni presente che sarà più alto di qualche centimetro. Liquido impermeabilizzante Pensato per impermeabilizzare velocemente il terrazzo, il liquido impermeabilizzante è l’ideale per proteggere i pavimenti in ceramica dalle infiltrazioni d’acqua e dall’usura. La procedura da seguire per applicare il prodotto è davvero semplice. Con un po’ di olio di gomito pulisci bene il terrazzo e, aiutandoti con un pennello, stendi il liquido su tutta la superficie. Passata la prima mano, attendi qualche ora prima di procedere con la seconda. Una volta asciutto, il liquido sarà invisibile e il pavimento sarà adeguatamente impermeabilizzato. Per assicurare alla superficie una tenuta perfetta, ripeti il trattamento periodicamente. E se il pavimento da impermeabilizzare è in legno? Se il pavimento del tuo terrazzo è in legno, come già saprai, sono necessarie attenzioni in più in fase di manutenzione. Nonostante, prima di essere posato, qualsiasi pavimento in legno venga sempre appositamente trattato per resistere agli agenti atmosferici, gli interventi di manutenzione devono essere eseguiti con una certa regolarità. Sarai felice di sapere che le soluzioni fino a qui illustrate possono essere applicate su tutti i tipi di pavimento. L’unica cosa che devi fare è leggere con attenzione, in fase di acquisto, l’etichetta del prodotto: accertati che sia adatto anche ai pavimenti in legno! L’impermeabilizzazione del terrazzo è fondamentale per preservare la struttura dell’edificio dall’insorgere di eventuali problemi causati dall’usura e dalle infiltrazioni d’acqua. Metti in pratica i suggerimenti che ti ho fornito, facendo attenzione a scegliere il prodotto che più si adatta alle tue esigenze e alle caratteristiche del tuo pavimento. Con gli accorgimenti giusti, potrai eseguire il trattamento senza commettere errori e goderti il tuo spazio all’aperto senza preoccupazioni. Se qualcosa non ti è chiaro o hai soluzioni alternative da proporre agli utenti della Community, lascia un commento.
Samuele.M
Redazione
09/23-11:01

La lavatrice in cucina: dove sistemarla in base alle d...

La tua casa è piccola e non sai dove sistemare la lavatrice? Non sempre si ha la possibilità di ricavare una stanza da adibire a lavanderia oppure un secondo in cui sistemare l’elettrodomestico. Se questo è il tuo caso e sei costretto a sacrificare altre stanze della casa, come la cucina, non preoccuparti: adottando gli accorgimenti giusti e prestando molta attenzione alle dimensioni della lavatrice, potrai ottenere un risultato finale soddisfacente, sia in termini di resa estetica che di ottimizzazione degli spazi. Lavatrice: le dimensioni più diffuse Il fattore che gioca un ruolo determinante quando si sceglie di inserire la lavatrice in cucina è la dimensione, soprattutto se l’intenzione è quella di nasconderla alla vista. Le dimensioni tra cui è possibile scegliere sono numerose. Le lavatrici di dimensione standard sono le più diffuse e misurano 60 cm sui lati e 90 cm di altezza. Generalmente, sono a carica frontale. Anche le lavatrici di dimensione standard a carica dall’alto hanno una profondità di circa 60 cm. Se la lavatrice è destinata ad occupare spazi molto ristretti, l’ideale è optare per un modello slim. Le dimensioni di una lavatrice slim corrispondono ad una profondità che varia dai 35 ai 45 cm. Esistono elettrodomestici anche più piccoli e compatti, ma generalmente difficili da reperire in commercio. Le lavatrici grandi ed extra large sono adatte alle famiglie molto numerose, nonché alle famiglie che effettuano lavaggi frequenti nell’arco di una giornata o della settimana. Questi modelli sono molto ingombranti e possono arrivare ad avere un carico massimo di circa 10-11 kg. Sistemare la lavatrice in cucina In bagno proprio non c’è spazio e l’unico posto in cui puoi sistemare l’elettrodomestico è la cucina? Adottando gli accorgimenti giusti e prestando attenzione alle dimensioni della lavatrice, non rovinare la visione d’insieme sarà un gioco da ragazzi. Scopriamo insieme quali sono le soluzioni migliori per inserire la lavatrice in cucina senza influire negativamente sull’arredamento, sia che tu scelga di nasconderla sia che tu scelga di tenerla a vista. Come nascondere la lavatrice in cucina Inserire la lavatrice in cucina, nascondendola, è una scelta che porta con sé numerosi vantaggi. Innanzitutto, camuffare la lavatrice, magari sfruttando nicchie e vani già presenti all’interno della stanza, significa sfruttare in modo funzionale lo spazio libero che si ha a disposizione. In secondo luogo, se la lavatrice è nascosta alla vista, anche gli antiestetici tubi/fili lo saranno. Lo svantaggio principale risiede nel fatto che proprio i tubi, i fili e i giunti di fognatura saranno sì nascosti, ma difficili da raggiungere all’occorrenza perché posizionati all’interno, dietro l’elettrodomestico. In caso di emergenza, perdite o interventi di riparazione, potresti riscontrare qualche difficoltà. Per nascondere l’elettrodomestico senza commettere errori il punto di partenza è prestare attenzione alle dimensioni della lavatrice. Il consiglio è acquistarne una che abbia una profondità ridotta e sfruttare le parti inferiori delle dispense o delle credenze della cucina come contenitore. Se opti per questa soluzione, in fase di progettazione presta molta attenzione a tutti gli elementi tecnici, così da avere la certezza che la lavatrice entri nello scomparto che hai individuato. Se all’interno della stanza è presente una penisola o un’isola, un’ottima idea è optare per una lavatrice slim e sfruttare il bancone per inserire l’elettrodomestico al suo interno. In alternativa, nascondi la lavatrice in un mobile appositamente progettato per accoglierla. Questa soluzione è la più adatta se sotto il piano di lavoro ci sono spazi liberi. In questo modo, avrai la certezza di collocare la lavatrice all’interno di un spazio adeguato alle sue dimensioni. Se ben progettato, inoltre, il mobile riuscirà a garantire un eccellente isolamento termico e ad assorbire il rumore dell’elettrodomestico durante il funzionamento. Il limite di nascondere la lavatrice all’interno di un mobile appositamente creato è la corrispondenza tra la sua capienza e le dimensioni della lavatrice. Se, infatti, per qualsiasi ragione, la tua lavatrice dovesse guastarsi, sarai costretto ad acquistare un modello delle stesse dimensioni, se desideri collocare l’elettrodomestico all’interno dello stesso spazio. Naturalmente, se la lavatrice da sostituire è di dimensioni standard e ne acquisti un’altra dello stesso tipo, questo problema non sussiste. Se lo spazio te lo consente, e oltre alla lavatrice hai la necessità di trovare un posto anche all’asciugatrice, opta per un mobile a colonna. Potrai impilare i due elettrodomestici e nasconderli all’interno di un unico mobile. Fai attenzione sempre che ci sia un margine di tolleranza tra le dimensioni della lavatrice e dell’asciugatrice e le dimensioni del mobile. Ti stai chiedendo se puoi impilare lavatrice e asciugatrice di dimensioni diverse? Dipende. La lavatrice deve avere una profondità maggiore o uguale all’asciugatrice. Quest’ultima, se molto più grande della lavatrice, non può essere impilata, perché durante la centrifuga cadrebbe. Ricordati che non è possibile sistemare la lavatrice sopra l’asciugatrice perché la prima è più pesante e la centrifuga la farebbe cadere. Lasciare la lavatrice a vista: perché no? Se non vuoi o non puoi nascondere la lavatrice in cucina, l’unica opzione possibile è lasciarla a vista. Optare per questa soluzione non deve scoraggiarti perché con gli accorgimenti giusti non dovrai rinunciare allo stile e non sarai costretto a sacrificare l’estetica dell’arredamento. Il consiglio è optare per una lavatrice di ultima generazione, che addirittura potrà aiutarti a dare un tocco di originalità in più alla stanza! In commercio, infatti, esistono modelli estremamente belli, che oltre ad essere rinomati per le loro indubbie qualità estetiche, sono anche silenziosi ed ecologici. Se la soluzione freestanding non ti convince, desideri nascondere alla vista i tubi e i fili e hai a disposizione una nicchia oppure hai la possibilità di ricavarne una, sfruttala per sistemare la lavatrice. Se nella stanza non sono presenti nicchie, ma c’è uno spazio libero sotto il piano di lavoro, sistema lì la lavatrice, senza applicare un pannello per coprirla. In questo modo la lascerai a vista. Ancora una volta, il consiglio è optare per un modello moderno ed elegante, così che l’elettrodomestico non stoni e non crei confusione all’interno della stanza. Che tu scelga di nascondere lavatrice in cucina oppure tenerla a vista, il consiglio è evitare di mettere in azione l’elettrodomestico durante i pasti, così che tu non debba estrarre il bucato pulito e profumato durante la cottura dei cibi. Le soluzioni che ti ho proposto sono solo alcune delle alternative possibili. Se hai altre idee, condividile con gli utenti della Community lasciando un commento.
Samuele.M
Redazione
09/23-10:49

Come leggere i simboli della lavatrice per un bucato s...

Anche se credi di essere un esperto del bucato, è possibile che tu non abbia mai saputo sfruttare a pieno le potenzialità della tua lavatrice. Non di rado, infatti, capita che, un po’ per abitudine e un po’ per pigrizia, si utilizzino sempre gli stessi programmi. Conoscere i simboli della lavatrice è indispensabile per scoprire soluzioni di lavaggio alternative, perfette per migliorare la qualità del bucato e ottenere un ingente risparmio in termini di tempo e consumo energetico. Passiamo in rassegna i principali simboli della lavatrice e scopriamo insieme quando è consigliabile optare per una soluzione di lavaggio piuttosto che per un’altra. Simboli della lavatrice: quali sono? La miriade di simboli presenti sulla lavatrice ti confonde? La soluzione è scoprire il significato che si nasconde dietro ciascuna delle icone presenti sull’elettrodomestico. Sarai felice di sapere che, in tempi recenti, per aiutare gli utilizzatori ad orientarsi in fase di interpretazione, l’Unione Europea ha avviato un processo di universalizzazione dei simboli. Ciò significa che, anche se hai a che fare con un elettrodomestico di produzione non italiana, la lettura della simbologia non cambia. Prima di spiegarti nel dettaglio quali sono i principali simboli della lavatrice e come fare per decifrarli, è bene che tu sappia che ogni soluzione di lavaggio è il risultato della combinazione di diversi fattori, tra cui la durata, la temperatura, il peso del bucato, la presenza/assenza delle centrifuga, ecc. È per questo motivo che, molto spesso, i programmi sono indicati con simboli, solo apparentemente, indecifrabili. Simboli pre-lavaggio, detersivo e ammorbidente Il punto di partenza è la lettura dei simboli presenti nello scomparto dedicato al pre-lavaggio, al detersivo e all’ammorbidente: simbolo del pre-lavaggio (“I” maiuscola): qui puoi inserire la candeggina, uno smacchiatore oppure una dose aggiuntiva di detersivo; simbolo del detersivo (“II” maiuscole): questa sezione, invece, è dedicata al detersivo vero e proprio. Ti consiglio di consultare il manuale d’istruzioni della lavatrice per capire quando utilizzare un detersivo liquido e quando un detersivo in polvere, con particolare attenzione alla temperatura del lavaggio; simbolo dell’ammorbidente lavatrice (fiore): qui puoi inserire l’ammorbidente, indispensabile per rendere il bucato morbido e profumato. È possibile che, all’interno della vaschetta, sia presente la scritta “MAX”. Essa indica il limite da non superare quando si versa l’ammorbidente. Tieni a mente che la struttura dello scomparto varia a seconda del modello di lavatrice: è possibile che, infatti, il tuo elettrodomestico sia sprovvisto della sezione dedicata al pre-lavaggio. Simboli di lavaggio I programmi di lavaggio, in linea di massima, vengono indicati sempre con gli stessi simboli. Ogni produttore può scegliere per sé. Ciò non toglie che la simbologia univoca è la pratica attualmente più diffusa per aiutare gli utilizzatori che, come te, hanno difficoltà ad orientarsi tra i simboli della lavatrice. Simboli dei tessuti Conoscere il significato dei simboli dei tessuti è indispensabile per avviare il programma di lavaggio che più si adatta alla tipologia di capi che intendi lavare. Questi sono i principali simboli della lavatrice, distinti per tessuto: simbolo del cotone (t-shirt o fiore di cotone): con questo programma puoi lavare tutti i capi in cotone, come camicie, lenzuola e magliette. Nonostante i tessuti in cotone siano generalmente forti e resistenti, ti consiglio di leggere attentamente le etichette dei capi perché quelli più delicati potrebbero richiedere, ad esempio, un lavaggio senza centrifuga. Alcuni modelli di lavatrice permettono di scegliere tra differenti tipi di lavaggio per il cotone, distinti per temperatura (90°, 60° o 40°); simbolo della lana (gomitolo): con questo programma, delicato e solitamente di breve durata, puoi lavare gli indumenti in lana. Il consiglio è non caricare eccessivamente il cestello e impostare una centrifuga a pochi giri; simbolo della seta (farfalla o fazzoletto): con questo programma puoi lavare i capi in seta. Trattandosi di indumenti molto delicati, generalmente, si lavano a freddo o impostando temperature molto basse e senza centrifuga; simbolo dei sintetici (triangolo): questo programma è adatto al lavaggio dei capi sintetici, ovvero indumenti in acrilico, poliammide, poliestere, ecc. Nonostante siano generalmente molto resistenti, può capitare che alcuni capi richiedano centrifughe più delicate e temperature più basse. Come avrai avuto modo di intuire, per ottimizzare la qualità del bucato e non correre alcun rischio, è indispensabile non solo scegliere il programma più adatto rispetto al tessuto dei capi da lavare, ma anche leggere con attenzione l’etichetta dei vestiti, che riporta informazioni importanti circa la modalità di lavaggio più adeguata da adottare. Altri simboli della lavatrice: i simboli delle bacinelle, della centrifuga e di tempo e blocco Sulla tua lavatrice, molto probabilmente, è presente più di un’icona raffigurante una bacinella. I simboli delle bacinelle più ricorrenti sono tre e ciascuno di essi ha un significato specifico: simbolo del lavaggio a mano (bacinella con dentro raffigurata una mano): questo programma, a basse temperature e con una centrifuga ridotta al minimo, è indicato per lavare i capi più delicati; simbolo del risciacquo (bacinella piena d’acqua): avviare il risciacquo del bucato è l’ideale per eliminare dai capi tutti i residui dei prodotti utilizzati per il lavaggio, come il detersivo, lo smacchiatore o la candeggina; simbolo dello scarico (bacinella piena d’acqua con una freccia rivolta verso il basso): questa funzione è molto utile quando, durante il lavaggio precedente, la lavatrice sembra non aver espulso correttamente tutta l’acqua. Non possono mancare, poi, il simbolo della centrifuga e i simboli di tempo e blocco. La centrifuga è indicata da una spirale e corrisponde alla velocità di rotazione del cestello in cui vengono riposti i vestiti per il lavaggio. Più il valore della centrifuga è alto, più l’acqua in eccesso viene rimossa dai capi per evitare che escano dalla lavatrice troppo bagnati. Per quanto riguarda, invece, i simboli di tempo e blocco, questi sono i principali: simbolo di accensione/spegnimento della lavatrice (cerchio con una linea verticale); simbolo di programmazione (orologio): questo comando è utile per programmare l’inizio del lavaggio; simbolo di avvio/pausa del lavaggio (triangolino rivolto verso destra e due linee verticali): questo comando, invece, serve per mettere in pausa il lavaggio e riavviarlo in un secondo momento; simbolo di blocco per bambini (lucchetto o icona raffigurante un bambino). Orientarsi nel mondo dei simboli della lavatrice, come avrai notato, è un’impresa tutt’altro che impossibile. Con un po’ di buona volontà, prenderai dimestichezza con tutte le funzioni che il tuo elettrodomestico ha da offrire. Il risultato sarà un bucato perfetto e sempre profumato! Se qualcosa non ti è chiaro o hai bisogno di chiarimenti su uno o più simboli della tua lavatrice che proprio non riesci a decifrare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!
Claudia M
Redazione
09/23-10:39

Coltivazione e cura del ciclamino, in giardino e in va...

Il colore vivace del ciclamino e il suo profumo intenso ti hanno convinto a coltivarne uno in casa o in giardino, ma sei preoccupato perché il tuo pollice verde è un po’ arrugginito? Non preoccuparti: il ciclamino è una pianta che non richiede attenzioni particolari. Bastano pochi accorgimenti per vederlo crescere rigoglioso e godere dei colori vivaci dei suoi fiori. Scopriamo insieme come coltivare la pianta sia in giardino che in vaso e come prendersi cura del ciclamino per mantenerlo sempre in perfetta salute e vederlo fiorire di anno in anno, dall’inverno alla primavera. Quali sono le specie di ciclamino più coltivate in Italia? Il ciclamino è una pianta invernale di origine mediterranea, africana e asiatica, particolarmente apprezzata per il colore dei suoi fiori, che vanno dal bianco al rosso. Le specie presenti in natura sono numerose, circa 20. In Italia, però, quelle più diffuse sono 3: il ciclamino “hederifolium” o “neapolitanum”, anche detto “ciclamino napoletano”: resistente e facile da coltivare, fiorisce da agosto a novembre. Tollera bene le basse temperature e i suoi fiori colorati di bianco o rosa spuntano poco prima delle foglie, le quali tendono a rimanere verdi per tutto l’inverno, prima di appassire con l’arrivo del caldo estivo; il ciclamino “purpurascens” o "europaeum", anche detto “ciclamino d’Europa”: oltre ad essere uno dei pochi ciclamini profumati, è anche l’unico che fiorisce durante la stagione estiva (da agosto a settembre). È perfetto da coltivare in vaso e i suoi fiori sono di colore rosa; il ciclamino “repandum” o “romanum”, anche detto “ciclamino primaverile”: perfetto da coltivare in giardino, è dotato di foglie di colore verde scuro e a chiazze grigio-verdi. I fiori sono di colore porpora e spuntano tra i mesi di aprile e maggio. Qualsiasi specie tu scelga di coltivare, se le riservi cure amorevoli, la pianta sarà in grado di regalarti splendide fioriture anche per 4 o 5 anni consecutivi. Coltivazione in giardino Hai la fortuna di avere un giardino? Coltiva il ciclamino a terra, avendo l’accortezza di posizionarlo all’ombra e, se possibile, nelle immediate vicinanze di siepi o grandi alberi, per evitare il contatto diretto con il sole e tenerlo al riparo dal vento e dal gelo. Allo stesso tempo, è indispensabile che la pianta si trovi in luogo ben arieggiato perché il ciclamino è soggetto alla formazione di muffe. Assicurati che il terreno sia ben drenato, soffice e umido. Se ti sembra argilloso, è sufficiente aggiungere un po’ di sabbia. Prima della messa a dimora della pianta, ti consiglio di arricchire il terreno con del concime o con del letame maturo per prepararlo ad accogliere il ciclamino e assicurare alla pianta la giusta fertilità. Coltivazione del ciclamino in vaso Se non disponi di uno spazio all’aperto in cui coltivare il tuo ciclamino, puoi optare per la coltivazione in vaso. I ciclamini, infatti, crescono bene anche in casa. Se opti per questa soluzione, però, presta attenzione a dove posizioni la pianta: la temperatura non deve mai superare i 15°C e l’esposizione diretta ai raggi del sole, nonché la vicinanza a fonti di calore (come i termosifoni), vanno evitate. Sistema il ciclamino in un luogo luminoso e, adottando le accortezze che ti ho suggerito, la tua pianta potrà continuare a crescere e a fiorire anche fino ad aprile! La semina deve essere fatta tra i mesi di luglio e settembre, sistemando i semi all’interno di un semenzaio o di un vaso rettangolare, avendo cura di mescolarli con un po’ di sabbia. Aggiungi del terriccio e procedi con la prima annaffiatura (molto leggera). Per favorire il mantenimento della temperatura, il consiglio è avvolgere il vaso in una plastica trasparente. Rimuovila almeno due volte a settimana per fare arieggiare la pianta e annaffiare il terreno, se asciutto. Tendenzialmente, dopo circa un mese, spunteranno i primi germogli. A questo punto, rimuovi il rivestimento, scegli le piantine più forti e posizionale nel vaso definitivo (preferibilmente di terracotta). Somministra del fertilizzante liquido almeno una volta ogni due settimane, senza esagerare con le irrigazioni e assicurandoti che l’acqua in eccesso defluisca sempre dal vaso per evitare ristagni. Specialmente durante la stagione invernale, quando la casa è più calda, per fare in modo che il ciclamino non risenta delle temperature elevate, il consiglio è utilizzare un nebulizzatore per vaporizzare le foglie. In fase di irrigazione, infatti, bisogna cercare di non bagnare troppo i fiori e le foglie per evitare la formazione di muffe. Terminata la prima stagione di fioritura, puoi effettuare il rinvaso e trasferire il tuo ciclamino in un contenitore più grande. Compatta il nuovo terriccio, copri con del muschio o della pacciamatura di corteccia. In questo modo, potrai creare per la tua piantina una splendida dimora effetto nature! Come prenderti cura del tuo ciclamino step by step Dopo aver messo a dimora il tuo ciclamino, per vederlo crescere rigoglioso e lasciarti stupire dalle sue magnifiche fioriture colorate, devi prendertene cura nel modo corretto. Scopriamo insieme qual è la procedura da seguire: dall’irrigazione alla concimazione, fino ai lavori da fare durante la fase di riposo vegetativo. L’irrigazione Hai scelto di coltivare il ciclamino in vaso? Annaffialo con moderazione, accertandoti sempre che, prima di ogni nuova irrigazione, il terriccio sia quasi completamente asciutto. Durante la fase di riposo vegetativo, le irrigazioni dovranno essere meno frequenti, ma mai sospese del tutto. Se, invece, hai optato per la coltivazione in giardino, sono previste irrigazioni ancora meno frequenti perché, essendo le temperature esterne più basse durante l’autunno e l’inverno, la pianta riesce a mantenere meglio l’umidità del terreno. La concimazione Per i ciclamini coltivati all’aperto, un compost fai-da-te va più che bene. Per le piante coltivate in vaso, invece, il consiglio è somministrare del concime liquido diluito con acqua, almeno una volta ogni due settimane. In questo modo, potrai favorire la fioritura della pianta e assicurare al tuo ciclamino salute e bell’aspetto! Cosa fare quando il ciclamino entra nella fase di riposo vegetativo? Durante la stagione primaverile, i ciclamini entrano nella fase di dormienza, ovvero nel periodo di riposo vegetativo. L'attività vegetative inizia a diminuire, fino ad arrestarsi completamente in estate. Non spaventarti se il tuo ciclamino ha le foglie gialle: in questa fase è bene lasciare che le foglie ingialliscano e appassiscano. In autunno, si rinnoveranno! Sospendi le irrigazioni e le concimazioni. Quando le foglie saranno seccate, tagliale, trasferisci la pianta (anche quella coltivata a terra, se sei un bravo giardiniere) e sistemala in un luogo fresco e asciutto. Terminata la stagione estiva, a settembre, sistema nuovamente il ciclamino in un luogo luminoso e arioso, riprendendo con le irrigazioni e le concimazioni. Come avrai notato, il ciclamino è una pianta che è in grado di regalare splendide fioriture a fronte di cure davvero esigue. Sia che tu scelga di coltivarlo in vaso sia che tu scelga di optare per la coltivazione in piena terra, con i suggerimenti che ti ho fornito potrai prendertene cura senza commettere errori. Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai domande da fare, lascia un commento: sarò felice di aiutarti!
GiulioM
Redazione
09/23-10:25

Rinnovare e abbellire il soggiorno con una parete in p...

Sei in fase di ristrutturazione e ti stai occupando del soggiorno? Trattandosi di uno degli ambienti della casa più vissuti in assoluto, è giusto dedicargli le dovute attenzioni in fase di progettazione. Una delle scelte su cui aleggiano più dubbi è quella dei rivestimenti. Se lo strato di colore, in accordo con gli arredi e con gli infissi, non ti convince del tutto e desideri donare alla stanza un tocco di ricercatezza ed eleganza, le pareti in pietra per interni rappresentano la soluzione ideale. Scopriamo insieme quali sono le alternative per creare un soggiorno con pareti in pietra, quale opzione preferire in base allo stile dell’arredamento e quanto spazio riservare a questi particolari rivestimenti per non appesantire troppo l’ambiente. Quante tipologie di rivestimenti in pietra esistono? Il fascino dei rivestimenti in pietra non si discute: contribuiscono a creare atmosfera in tutte le stanza della casa e permettono di donare un tocco di raffinatezza e ricercatezza allo stile scelto per l’arredamento. Se l’idea delle pareti in pietra ti alletta, è importante che tu conosca le principali alternative disponibili in commercio, così che tu possa scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze. Il punto di partenza è la distinzione tra rivestimenti in pietra naturale, rivestimenti in pietra ricostruita e rivestimenti effetto pietra. Rivestimenti in pietra naturale Quando si parla di rivestimenti in pietra naturale, si fa riferimento a soluzioni dall’indubbia resa estetica e dal fascino senza tempo. In questo caso, la pietra viene estratta direttamente dalle cave e, successivamente, lavorata per ottenere rivestimenti per pareti della forma desiderata. Le pareti in pietra naturale garantiscono un’elevata resistenza e durevolezza, oltre ad essere estremamente belle da vedere. Lo svantaggio, se così può essere definito, è il costo tendenzialmente più elevato rispetto ad altre soluzioni. Se opti per questa alternativa, riuscirai senza dubbio a decorare il tuo soggiorno. Tuttavia, abbi cura di posizionare il rivestimento in zone “protette”, ovvero lontane da fonti di attrito o di sporco, così da preservarlo al meglio. Rivestimenti in pietra ricostruita I rivestimenti in pietra ricostruita sono realizzati con materiali artificiali e sintetici. Rappresentano la soluzione ideale per chi vuole contenere le spese, senza rinunciare alla bellezza della pietra naturale. I rivestimenti realizzati con questi materiali sono tendenzialmente più sottili rispetto a quelli realizzati in pietra naturale: questo aspetto li rende più leggeri e riduce di molto i tempi e i costi della messa in opera. Ne esistono di due tipologie principali, distinguibili sulla base del legante che viene utilizzato in fase di realizzazione dell’impasto: rivestimenti in pietra ricostruita a base di gesso (porosi e perfetti da utilizzare all’interno) e i rivestimenti in pietra ricostruita a base di cemento (perfetti sia per l’interno che per l’esterno). Rivestimenti effetto pietra Una valida alternativa ai rivestimenti in pietra naturale e ai rivestimenti in pietra ricostruita sono i rivestimenti effetto pietra. Puoi scegliere tra una vasta gamma di soluzioni. Tra le tendenze più apprezzate degli ultimi anni ci sono i pannelli decorativi e i rivestimenti in gres porcellanato effetto pietra. I pannelli decorativi riproducono molto fedelmente l’aspetto di un’ampia selezione di pietre naturali, come l’ardesia, la quarzite e il granito. Rappresentano la soluzione adatta a te, se il tuo desiderio è donare un aspetto sofisticato alle pareti del salotto. Se il tuo salone, poi, è grande e dotato di ampie vetrate, le sfumature sui toni del grigio o del marrone sono perfette! I rivestimenti in gres porcellanato effetto pietra, più accessibili rispetto ai rivestimenti in pietra naturale, rappresentano il compromesso giusto tra estetica e praticità. Non richiedono particolari attenzioni, sono estremamente resistenti e garantiscono una lunga durata. Inoltre, sono impermeabili e, per questo, adatti da posare in qualsiasi ambiente della casa, anche nelle stanze più umide. Soggiorno con pareti in pietra in accordo con lo stile dell’arredamento Contrariamente a ciò che in molti pensano, i rivestimenti in pietra o effetto pietra non sono adatti da utilizzare solo all’interno di salotti arredi in stile rustico o vintage. La pietra, infatti, è un materiale molto versatile e si adatta alla perfezione ad una vasta gamma di stili di arredamento. A seconda che il tuo salotto sia arredato in stile rustico oppure in stile contemporaneo, i colori e le finiture disponibili in commercio sono numerose e trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze sarà tutt’altro che complesso. I rivestimenti grezzi o effetto grezzo sono l’ideale per i salotti che hanno un carattere più rustico. Le irregolarità e le imperfezioni a vista hanno un fascino unico. Quelli lisci, invece, rappresentano la soluzione ideale per dare all’arredamento uno slancio più moderno. Se il tuo salotto è di design e arredato in stile contemporaneo, un’ottima idea è optare per un rivestimento in pietra levigato e, se la luminosità dell’ambiente lo consente, di tonalità scure. Parete in pietra in salone: sì, ma dove? L’imperativo di massima, quando si sceglie di rivestire le pareti del salotto con la pietra, è riservare questa tipologia di rivestimento a piccole aree. La pietra applicata su una o due pareti della stanza è l’ideale per arricchire l’ambiente, senza appesantirlo, e mettere in risalto l’arredamento. Nella scelta delle pareti, o porzioni di pareti, da rivestire con la pietra, il consiglio è optare per la soluzione più adatta ad esprimere la tua personalità e a donare al salotto un tocco di gusto e raffinatezza. Parete in pietra dietro al camino o dietro la televisione Se in salotto hai un camino a muro, rivestire la parete posteriore in pietra è un’ottima idea. Optando per questa soluzione, infatti, potrai mettere in risalto il camino e contribuire a rendere l'ambiente più accogliente e confortevole. I rivestimenti in pietra grezza o effetto pietra grezza sono perfetti per i camini classici. Per i modelli più moderni, invece, i rivestimenti in pietra liscia sono da preferire. Nel salotto, luogo per eccellenza riservato al relax e all’intrattenimento, non può mancare la televisione. Se hai la possibilità di dedicare un’intera parete alla tv, in accordo con il resto dell’arredamento, un’ottima idea è rivestirla in pietra. Un soggiorno con parete in pietra dietro la tv è di grande effetto! Il consiglio è non lasciarti prendere la mano. Dosa bene l’estensione del rivestimento, magari limitandolo ad una porzione di parete, così che non risulti troppo invasivo rispetto a tutto il resto. L’ideale è optare per una soluzione in grado di trasformare la televisione nella protagonista assoluta della stanza, nonché delimitare la pietra presente sullo sfondo con una sorta di cornice per esaltarla e metterla in risalto. A questo proposito, sappi che l’illuminazione potrà darti una grande mano. Parete in pietra dietro il divano Il punto focale del salone, si sa, è il divano, la seduta che non può mancare per condividere momenti di convivialità e di ritrovo. Vuoi valorizzarlo e, al tempo stesso, rendere l’ambiente più accogliente? Rivesti con la pietra la parete che si trova alle sue spalle. Un’ottima idea è optare per una soluzione a contrasto rispetto allo stile dell’arredamento, così che l’attenzione si concentri sull’arredo. Anche in questo caso, per ravvivare la parete in pietra, ti consiglio di prestare attenzione all’illuminazione (le luci a LED posizionate in punti strategici della stanza sono perfette). Usa la parete in pietra per separare gli ambienti o per esaltare la scala Una tendenza molto diffusa è utilizzare la pietra per rivestire i muri divisori. Se, ad esempio, il tuo salotto è in un open space collegato con la cucina, una parete in pietra rappresenta la soluzione ideale per separare i due ambienti e tracciare un confine visivo. Se la tua casa, invece, è disposta su più piani, valuta l’idea di rivestire con la pietra la parete della scala. Quest’ultima, infatti, è spesso trascurata e impersonale. Con la pietra, invece, potrai valorizzarla al meglio. Come avrai notato, le soluzioni tra cui puoi scegliere per rivestire le pareti del salotto con la pietra sono numerose. Molto dipende dalle tue disponibilità in termini di budget, dalle tue esigenze in termini di praticità e dal risultato finale che desideri ottenere. Valuta sempre lo stile dell’arredamento per ottenere un effetto armonioso e scegli con attenzione quanto spazio riservare a questo tipo di rivestimento. Se hai bisogno di un consiglio o hai qualche idea da proporre, lascia un commento: sarà felice di risponderti!
Claudia M
Redazione
09/23-10:04

Potatura delle ortensie: tutto quello che devi sapere

Anche detta “Rosa del Giappone”, l’ortensia è uno dei fiori più belli e affascinanti in assoluto e può essere coltivata sia in casa che in giardino. Regala splendide fioriture colorate, con sfumature che vanno dall’indaco all’azzurro, dal viola al lilla, dal rosa al rosso. Per quanto generose, le ortensie sono piante che richiedono attenzioni e cure amorevoli per crescere rigogliose. Una delle operazioni più importanti da compiere è la potatura. Non sai da che parte iniziare? Scopriamo perché la potatura delle ortensie è importante, quando eseguirla e come. Otterrai splendide infiorescenze e uno spazio all’aperto armonioso e colorato! Perché la potatura delle ortensie è importante? La potatura delle ortensie è un’operazione che devi eseguire con regolarità, se il tuo desiderio è ottenere splendide infiorescenze e disporre di uno spazio all’aperto sempre armonioso e colorato. Trattandosi di un intervento delicato, per eseguirlo nel modo corretto e senza commettere errori sono indispensabili molta cura e attenzione. Con gli accorgimenti giusti, potrai ottenere piante rigogliose e grandi infiorescenze. Ti stai chiedendo perché la potatura delle ortensie è così importante? Il motivo per cui non dovresti mai dimenticarti di eseguire questa operazione è perché essa è indispensabile per lo sviluppo regolare della pianta, oltre che per modellare la forma dei fiori e la struttura dell’arbusto. Questo discorso vale sia che tua abbia scelto di piantare le ortensie in giardino sia che tu abbia optato per la coltivazione in vaso. La potatura, inoltre, serve ad evitare la diffusione di malattie fungine e lo sviluppo eccessivo e disordinato di fiori che potrebbero compromettere la crescita della pianta. La potatura, se eseguita nel modo corretto, permette di preservare le parti produttive e più giovani della pianta. Fioriture più belle e abbondanti sono assicurate! La potatura delle ortensie Versatile ed estremamente delicata, la potatura delle ortensie è un’operazione la cui procedura varia a seconda della specie coltivata e degli obiettivi che si intende raggiungere. Conoscere bene le ortensie è indispensabile per sapere dove “tagliare” ed evitare errori che potrebbero compromettere la crescita della pianta, oltre che la qualità delle infiorescenze. Tieni bene a mente che una cattiva potatura rischia di bloccare la crescita dell’ortensia: la fa ammalare e la condanna ad una morte precoce! Scopriamo quali sono gli accorgimenti da adottare e i consigli da mettere in pratica per eseguire una potatura delle ortensie a regola d’arte. Conoscere le caratteristiche della varietà da potare è fondamentale Per evitare, in fase di potatura, errori fatali che potrebbero mettere a repentaglio la vita delle meravigliose ortensie che popolano il tuo giardino, è importante che tu conosca le caratteristiche principali della varietà che hai scelto di coltivare. In natura, ne esistono circa 80, tra arbusti e rampicanti. A ciascuna varietà corrispondono caratteristiche di fioritura differenti. In base alla specie a cui appartengono, infatti, le ortensie possono fiorire sul ramo dell’anno oppure sul ramo dell’anno precedente (quest’ultimo è il caso delle varietà rampicanti). Quando potare le ortensie? Essere a conoscenza della varietà a cui appartengono le tue piante e delle loro caratteristiche di fioritura è importante per sapere quando potare le ortensie. Attenzione: la potatura deve essere eseguita esclusivamente sulle piante adulte o che abbiano superato i tre anni di vita. Se le tue ortensie fioriscono sui rami dell’anno, esegui la potatura in primavera, preferibilmente subito dopo la fine dell’inverno. In questo caso, in realtà, le piante possono anche non essere potate e lasciate crescere liberamente. Se opti per questa soluzione, però, considera che, più le piante invecchieranno, più gli arbusti assumeranno forme irregolari. Per evitare che ciò accada, e volendo evitare una potatura a cadenza regolare, il consiglio è intervenire per rimuovere i rami più vecchi che si trovano alla base del suolo almeno dopo 5 anni dalla messa in campo. In questo modo, arieggerai le piante ed eviterai la comparsa di malattie. Se, invece, le tue ortensie appartengono ad una delle varietà che fioriscono sui rami dell’anno precedente, esegui la potatura in estate, nel periodo immediatamente successivo alla fioritura. Nel caso delle ortensie rampicanti, la potatura deve essere eseguita all’inizio dell’estate, intorno al mese di giugno, per evitare e contenere lo sviluppo eccessivo dei fiori. Per quanto riguarda la potatura delle ortensie in vaso, essa può essere eseguita anche a settembre (in questo caso, abbi cura di lasciare almeno 2 gemme per ogni ramo, da cui nasceranno rami nuovi che regaleranno splendidi fiori nella primavera successiva). Come potare le ortensie Le tue ortensie fioriscono sui rami dell’anno? In fase di potatura sarai più libero e meno condizionato! Se desideri che la pianta produca tanti fiori, ma piccoli, evita potature eccessive e fai in modo di lasciare all’ortensia la sua altezza naturale. Se, invece, desideri ottenere infiorescenze maestose con fiori più grandi, intervieni in modo più deciso ed effettua la potatura a circa mezzo metro da terra. Il risultato che otterrai sarà un cespuglio basso e ricco di fiori di grandi dimensioni. Anche nel caso di ortensie che fioriscono sui rami dell’anno precedente, non bisogna intervenire con potature eccessive. Se questo è il caso delle piante che hai scelto di coltivare, in fase di potatura, limitati ad eliminare i rami e i fiori secchi. Attenzione ai rami più giovani: non tagliarli perché è da quelli che nasceranno i nuovi fiori! Se le tue ortensie sono rampicanti, l’intervento di potatura deve essere esclusivamente mirato a contenere lo sviluppo eccessivo della pianta. Le tue piante sono state attaccate da malattie, virus, parassiti oppure non hanno prodotto fiori? Esegui una potatura radicale. Gli strumenti da utilizzare La scelta degli strumenti giusti ti aiuterà ad eseguire la potatura delle ortensie nel modo corretto. Utilizza forbici adeguate, robuste e in grado di garantire tagli netti, senza schiacciature. Quelle dotate di cricchetto sono perfette, soprattutto per recidere i rami alla base, generalmente più legnosi e duri degli altri. Mi raccomando: lava bene le lame prima e dopo ogni utilizzo per evitare infezioni. Come avrai avuto modo di intuire, le variabili che giocano un ruolo determinante nella buona riuscita dell’intervento sono la cura e l’attenzione. Per eseguire una perfetta potatura delle ortensie metti in pratica i consigli che ti ho fornito: potrai assicurare alle tue piante uno sviluppo ottimale e fiori rigogliosi! Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai domande da fare, lascia un commento.
Claudia M
Redazione
09/23-09:47

Cosa piantare a ottobre e quali lavori fare nell’orto

In autunno, le temperature si abbassano, le foglie si vestono di colori caldi e intensi, l’alba e il tramonto infiammano l’orizzonte. I primi mesi della stagione sono perfetti per sistemare l’orto in giardino, ripulirlo dalle coltivazioni estive e prepararlo ad accogliere nuove piante. Sei pronto a dare nuova vita al tuo orto, ma non sai da dove iniziare? Scopriamo insieme cosa piantare a ottobre e quali sono i lavori da fare in questo mese dell’anno che segna l’arrivo dell’autunno. Tra colture veloci a crescere e colture resistenti al freddo: ecco cosa piantare a ottobre Ad ottobre, l’estate è ormai lontana. In alcune zone, le temperature continuano ad essere miti, in altre, invece, le piogge e il freddo sono sempre più ricorrenti. Prendersi cura dell’orto in questo periodo dell’anno è un appuntamento fisso per chi ha il pollice verde, considerato che ad ottobre l’orto è in piena attività. Ti stai chiedendo cosa piantare a ottobre? Le semine possibili sono numerose e, principalmente, di due tipologie: colture veloci a crescere (di cui puoi raccogliere i frutti prima del gelo) e colture resistenti al freddo, capaci di affrontare il rigido inverno con successo. Nella prima categoria, quella delle colture veloci a crescere, rientrano: cime di rapa; rape; barbabietole; spinaci; broccoletti; ravanelli; indivia; scarola; rucola; valerianella; cicoria. La categoria delle colture resistenti al freddo, invece, include: fave; piselli; cipolle; aglio. Se opti per la semina di una o più colture veloci a crescere e risiedi in una regione dell’Italia settentrionale, il consiglio è riparare l’orto con una copertura in TNT o con un mini tunnel, così che l’eventuale gelo non rischi di danneggiare il raccolto. Metti a dimora nuove piante, oppure trapiantale Nei mesi estivi hai seminato delle piante in semenzaio? Ottobre è il momento perfetto per trapiantarle! Agendo in questo modo, potrai godere dei frutti di qualche ortaggio in più. In questo periodo dell’anno, puoi trapiantare: cavolo cappuccio; broccoli; cavolo verza; cavolfiore; biete; cime di rapa; finocchi; porri. Le erbe aromatiche che puoi mettere a dimora, invece, sono la menta, l’origano, l’alloro, l’erba cipollina e la borragine. Se opti per il trapianto di ortaggi a bulbo, come ad esempio l’aglio o la cipolla, assicurati di metterli a dimora in un terreno che ospita colture che necessitano di letamazione, come i pomodori o le zucchine. Perché? Potrai assicurare al tuo orto un’ottima fertilità! I lavori da fare a ottobre nell’orto Ottobre è il mese ideale non solo per le nuove semine, ma anche per eseguire una serie di lavori che ti aiuteranno a donare nuova vita al tuo orto e a prepararlo all’arrivo del freddo invernale. Mentre le foglie cadono e tutto intorno a te si tinge di colori caldi, puoi occuparti amorevolmente del tuo angolo verde, sistemando il terreno, assicurando alle piante il giusto riparo dal freddo e raccogliendo gli ultimi frutti dell’orto estivo, nonché primi frutti dell’orto autunnale. Sistema e prepara il terreno Se il tuo orto è piccolo e, nel tempo, lo hai compostato e concimato in modo ottimale, non è necessario lasciarlo riposare nel mese di ottobre. Piuttosto, il consiglio è liberare il terreno dalle coltivazioni estive e sistemarlo per accogliere le coltivazioni autunnali, così da godere dei loro frutti in primavera. Elimina dalle radici tutte le vecchie piante! Liberati anche delle malerbe, effettuando una leggera sarchiatura, per evitare che mettano a rischio le nuove colture. Non dimenticare, poi, di arieggiare il terreno per evitare ristagni d’acqua. Ad ottobre, è prevista anche la pacciamatura, utile per mantenere il terreno più caldo quando le temperature si abbassano. Il consiglio è eseguire questa operazione quando il terreno è asciutto e non troppo freddo, altrimenti potresti ritardare il processo di riscaldamento. I trattamenti antiparassitari sono fondamentali per evitare fenomeni come il seccume fogliare o la ticchiolatura e tenere lontani animali indesiderati. Scegli le coperture giuste L’orto autunnale deve necessariamente essere pronto a fronteggiare i mesi più freddi dell’anno. Utili a questo scopo sono le coperture, disponibili in una molteplicità di varianti. Le coperture in TNT sono perfette, così come i mini tunnel e le serre. Perfette, queste ultime, se preferisci fare le cose in grande e hai spazio a sufficienza. Raccogli i frutti Uno dei lavori principali da fare nell’orto in questo periodo dell’anno è la raccolta dei frutti delle coltivazioni estive. Ottobre, infatti, è il mese perfetto per raccogliere i frutti delle piante che hai messo a dimora durante l’estate e che, essendo a ciclo lungo, non hanno ancora dato i loro frutti. Un esempio sono i finocchi, il porro, gli spinaci, il prezzemolo, il basilico, la zucca e il rosmarino. Lo stesso discorso vale per le zucchine, i pomodori, i peperoni, i cetrioli e le melanzane, purché le piante siano posizionate a pieno sole. Per quanto riguarda le erbe aromatiche, il consiglio è raccoglierle e congelarle per utilizzarle quando si desidera. Senza questa operazione, rischieresti di perdere il raccolto a causa del freddo. Se hai piantato i cappucci e i cavolfiori prima dell’inizio dell’autunno, puoi raccoglierli anche più in là, quando le temperature saranno più rigide. Nelle regioni caratterizzate da temperature miti, è possibile raccogliere kiwi, cachi e limoni. Se ad ottobre saranno trascorsi almeno due anni dalla messa a dimora delle mele e delle pere, puoi raccogliere i frutti! Ottobre è anche il mese della fine delle vendemmia: è il momento giusto per raccogliere l’uva! Non dimenticarti delle castagne, delle mandorle, delle nocciole e delle olive. L’orto necessita di cure amorevoli anche durante l’autunno. Non è un periodo di transizione, ma un mese di intenso lavoro! Adesso che sai cosa piantare ad ottobre e quali sono i lavori da fare per veder crescere rigoglioso il tuo angolo verde, mettiti all’opera. Se qualche passaggio non ti è chiaro o hai suggerimenti da condividere con gli altri utenti della Community, lascia un commento.
RafaelMaffina
Redazione
09/22-14:53

Soluzioni per riscaldare una casa con soffitto alto

Con l’aumento dei prezzi dell’energia il vecchio problema di come riscaldare casa con il soffitto alto torna a essere un’esigenza impellente. Se un casa con i soffitti alti e magari grandi vetrate è piacevole nella bella stagione, quando le giornate cominciano a essere grigie e nuvolose, il timore del freddo diventa un problema da risolvere. Quando ci sono i soffitti alti il tipo di riscaldamento andrebbe studiato con cura. Così come è fondamentale agire sull’isolamento della casa, per prevenire la dispersione di calore, inutile e costosa. Vediamo allora le principali soluzioni da adottare per capire come riscaldare gli ambienti con soffitto alto. Con i soffitti alti serve un riscaldamento a pannelli Quando ci sono soffitti alti il riscaldamento radiante a soffitto è una soluzione interessante. Certo, si tratta di approfittarne in fase di ristrutturazione, perché i lavori da fare creano comunque disagio e sono costosi. In genere si può agire in due modi, farsi installare sotto l’intonaco e direttamente al soffitto i tubi dove scorre l’acqua, oppure scegliere i pannelli pronti per essere posati come una controsoffittatura. I pannelli sono formati da tre strati: la lastra di cartongesso il materiale isolante la serpentina di tubi dove scorre l’acqua. Il calore avviene per irraggiamento e, se si utilizzano i pannelli che hanno un’inerzia termica inferiore a quella del massetto del pavimento, anche con i soffitti alti il riscaldamento è rapido, con una diffusione omogenea. Il sistema a pannelli funziona altrettanto bene a parete. Soprattutto per chi non sa come riscaldare ambienti con il soffitto molto alto, i pannelli radianti da parete a infrarossi a onda lunga sono un’altra buona soluzione. Utilizzare pannelli radianti comporta un risparmio sulla bolletta del gas e sui costi dell’elettricità, e la scelta diventa ancora più conveniente se monti i pannelli solari e combini l’impianto con un inverter fotovoltaico che fornisce l’energia prodotta direttamente dal tetto di casa tua. I raggi infrarossi viaggiano in linea retta come la luce e percorrono grandi distanze, raggiungono così anche quei punti che con il riscaldamento tradizionale rimangono freddi soprattutto negli ambienti grandi come una casa col soffitto alto difficile da riscaldare. E non sono soggetti alle leggi della fisica che spingono l’aria calda verso l’alto. Con questo sistema, quindi, il calore avvolge la stanza in modo omogeneo, con anche il vantaggio di rimuovere l’eventuale presenza di umidità nelle pareti ed evitare muffe. Che spesso sono un altro dei problemi di chi non sa come riscaldare ambienti con il soffitto alto. Soluzioni isolanti per evitare la dispersione di calore Ci sono poi tante altre piccole attenzioni e modifiche che si si possono adottare per affrontare il problema di come riscaldare ambienti con soffitto alto. Evitare la dispersione di calore è un problema da affrontare comunque, indipendentemente dal sistema di riscaldamento adottato. Per risparmiare soldi in futuro conviene sempre fare un investimento e adottare misure che permettono di isolare termicamente casa. Oggi si possono realizzare cappotti isolanti esterni, così come interni, con materiali ecologici e naturali che permettono di coibentare casa in maniera impeccabile. Sostituire i serramenti previene la dispersione di energia: secondo i calcoli, il 25 per cento di quella utilizzata serve a coprire proprio il calore disperso dalle finestre non ben isolate. Con una vetrocamera o con le finestre composte da vetri accoppiati si blocca la dispersione e si migliora la temperatura dentro casa a quando ci sono i soffitti alti e il riscaldamento utilizzato non viene sprecato. Come riscaldare ambienti dal soffitto alto senza ristrutturare Chi vive in una casa in affitto o chi non ha budget per intraprendere lavori più o meno costosi non deve rimanere con il disagio di non riuscire a capire come riscaldare casa per via dei soffitti alti. Ci sono diverse strategie utili ed economiche per migliorare l’efficienza del riscaldamento anche con i soffitti alti. Uno degli stratagemmi più diffusi per rendere più efficace il riscaldamento negli ambienti dai soffitti alti è abbassarli con il cartongesso. Si tratta di una soluzione che si attua in tempi rapidissimi e che costa molta meno di rifare un impianto. Il controsoffitto basso con i pannelli di cartongesso riduce di molto il fabbisogno di energia per riscaldare una stanza, l’importante è non scendere sotto i 2,70 m di altezza. Se la casa è fredda perché i soffitti alti catturano il riscaldamento, aggiungi tappeti sul pavimento e arreda le pareti con librerie, grandi quadri su tela o mensole che isolano meglio i muri: tu nemmeno immagini quanta dispersione di calore avviene attraverso pareti spoglie. Arredale con i mobili, decorale con quadri di grandi dimensioni e rivestile con la carta da parati: faranno più fatica a disperdere il calore. Metti le tende alle finestre: sono un rimedio efficace contro la dispersione di calore e, se scegli tende calde e spesse per l’inverno, eviti anche il passaggio di spifferi di aria fredda. Non vuoi sostituire i vetri delle finestre? L’alternativa più economica è utilizzare il materiale isolante di gomma, con le apposite guarnizioni per le giunture delle finestre proteggi la stanza dal freddo. All'ingresso, invece dei paraspifferi, puoi aggiungere le guarnizioni di tenuta per le porte: anche se di materiali differenti, si attaccano sempre alla base della porta per mantenere il calore all’interno dell’immobile. Bloccare i punti dai quali entra l’aria fredda ed evitare dispersioni ti aiuta, se non a risolvere, almeno ad attenuare il problema di come riscaldare casa con soffitto alto. Se vuoi apportare delle migliorie in casa e risolvere il problema di come riscaldare casa con soffitto alto, ti consiglio di tenere d’occhio la pagina delle offerte del momento per non perderti gli sconti speciali sui lavori autunnali, sulla sostituzioni finestre e serramenti e tante altre occasioni uniche.